Tassa Ue sulla CO₂: rincari su benzina e case

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costi emissioni
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A partire dal 2028, i costi per riscaldare le abitazioni e per spostarsi in auto aumenteranno significativamente. Questa è la conseguenza diretta del nuovo sistema europeo di scambio di quote di emissione, noto come ETS2, che l’Unione Europea ha stabilito e renderà operativo dal 2027. Le stime, elaborate da uno studio della società di consulenza BIP, parlano di un aggravio potenziale fino a 900 euro annui per nucleo familiare: circa 600 euro per il riscaldamento e fino a 280 euro per i carburanti.

A differenza del precedente sistema ETS, che si concentrava sui grandi impianti industriali ed energetici, l’ETS2 estenderà il suo raggio d’azione. Coinvolgerà direttamente i fornitori di carburanti per il trasporto su strada e per il riscaldamento degli edifici, includendo anche le piccole imprese. Il meccanismo impone un tetto massimo alle emissioni di CO₂ e obbliga i fornitori ad acquistare delle quote per ogni tonnellata di anidride carbonica generata dalla combustione dei loro prodotti.

Questo costo aggiuntivo, come già accade per le accise e l’IVA, non rimarrà a carico dei fornitori. Verrà quasi certamente trasferito lungo la filiera fino al consumatore finale, che vedrà un aumento dei prezzi alla pompa di benzina e nelle bollette del gas. L’aumento effettivo dipenderà dal prezzo di mercato delle quote di CO₂. Ad esempio, con un costo della CO₂ tra 45 e 60 euro a tonnellata, l’impatto su un litro di gasolio (che emette circa 2,6 kg di CO₂) è stato stimato tra 10 e 16 centesimi.

Il settore dell’autotrasporto sarà tra i più colpiti. In Italia, oltre l’85% delle merci viaggia su gomma e il parco veicoli è mediamente più datato rispetto alla media europea. Per un camion che percorre 100 km, l’aumento potrebbe tradursi in un costo extra tra 3 e 5 euro. Questo rincaro si ripercuoterà inevitabilmente sui prezzi finali dei beni di consumo.

L’obiettivo dichiarato dell’ETS2 è di natura ambientale: rendere i combustibili fossili economicamente meno convenienti per accelerare la transizione verso soluzioni a basse emissioni, come veicoli elettrici, biocarburanti o idrogeno. Tuttavia, la misura ha sollevato critiche perché, analogamente allo stop ai motori termici previsto per il 2035, impone un cambiamento radicale senza fornire, al momento, alternative tecnologiche mature e accessibili, né adeguati incentivi economici per sostenere famiglie e imprese in questa transizione.

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