Le filiere globali delle tecnologie energetiche pulite sono esposte a rischi sistemici a causa di una forte concentrazione geografica della produzione. Lo ha messo in luce il recente rapporto “Energy Technology Perspectives 2026” dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), avvertendo che i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento possono causare shock con impatti economici rilevanti.
L’analisi dell’IEA ha evidenziato come la produzione sia dominata da pochi Paesi, con la Cina in posizione di primo piano. Pechino detiene tra il 60% e l’85% della capacità produttiva mondiale in gran parte delle filiere, con picchi superiori al 95% in segmenti cruciali. Questa concentrazione è particolarmente marcata nelle fasi intermedie, come la raffinazione di minerali critici quali le terre rare, indispensabili per turbine eoliche e veicoli elettrici. L’Agenzia prevede che, nonostante nuovi progetti, non ci saranno cambiamenti significativi nella diversificazione prima del 2030.
Per valutare la vulnerabilità, il rapporto ha utilizzato l’analisi “N-1”, che simula la rimozione del principale fornitore. I risultati hanno mostrato che ogni filiera presenta almeno una fase in cui meno del 25% della domanda potrebbe essere soddisfatta senza l’attore dominante. Questi “anelli deboli” rendono l’intero sistema suscettibile a eventi geopolitici, restrizioni commerciali o disastri.
Le conseguenze economiche di un’interruzione sarebbero significative. Un blocco di un mese nelle esportazioni cinesi di batterie, ad esempio, comporterebbe una perdita di produzione di circa 17 miliardi di dollari per l’industria globale delle auto elettriche, con l’Unione Europea che subirebbe oltre la metà delle perdite. Per il fotovoltaico, un blocco simile causerebbe una contrazione della produzione di moduli fuori dalla Cina per circa 1 miliardo di dollari al mese.
Questa fragilità emerge in un contesto di mercato in forte crescita. Il valore globale del settore delle tecnologie pulite ha raggiunto quasi 1.200 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe arrivare a 3.000 miliardi entro il 2035, esercitando una pressione crescente sulle catene di fornitura. Gli investimenti nella produzione industriale, dopo un picco nel 2023, hanno subito un rallentamento, ma si prevede che in futuro saranno sempre più orientati alla diversificazione.
L’IEA ha sottolineato che per ridurre i rischi sarà necessario intervenire su più fronti. Le leve principali includono lo sviluppo di capacità produttiva locale nei segmenti critici, una maggiore diversificazione geografica delle fonti di approvvigionamento e il rafforzamento della cooperazione internazionale per garantire stabilità e competitività al settore.


















