Corentin Moutet, ritiratosi un mese fa dagli Us Open per un problema al polso, ha scoperchiato il vaso di Pandora del tennis. “Quando non giochi partite, non hai lavoro. Per questo la maggior parte dei giocatori compete anche quando è infortunata”, ha dichiarato il tennista. Le sue parole trovano riscontro in dati preoccupanti.
Secondo un’analisi della PTPA, il sindacato dei giocatori, nel primo trimestre del 2026 gli infortuni alla parte superiore del corpo sono aumentati del 42% rispetto alla media dei sette anni precedenti. Quelli al braccio sono cresciuti del 112%, mentre le recidive hanno registrato un +55%, in un contesto di attrezzature e sforzi fisici sempre più estremi.
A questo quadro si aggiungono le regole di uno sport in cui l’atleta è datore di lavoro di se stesso: se non gioca, non guadagna. Per i tennisti fuori dalla top 100, la mancanza di prize money significa non avere un’entrata economica.
Per i top player il problema assume contorni diversi. La loro presenza in campo è legata a una fitta rete di interessi che coinvolge sponsor, organizzatori di tornei, televisioni e pubblico. Tutti hanno investito, direttamente o indirettamente, sulla loro partecipazione e preferiscono vederli competere.
I contratti di sponsorizzazione, ad esempio, possono includere clausole legate all’attività agonistica. Periodi di inattività prolungati possono attivare riduzioni dei compensi, aggiungendo un incentivo economico a ridurre i tempi di recupero, con il rischio di forzare il rientro.
Un caso emblematico è stato quello di Jack Draper. Nel 2024 il britannico ha firmato un contratto milionario con il marchio Vuori, ma un grave problema al braccio sinistro lo ha tenuto lontano dai campi per quasi otto mesi. Il suo 2025 è stato segnato da un continuo stop-and-go, in cui alla voglia di tornare si sono sommati evidenti obblighi contrattuali.
Esiste poi la pressione esercitata dal calendario e dagli organizzatori. I regolamenti ATP consentono ai tornei di offrire compensi aggiuntivi, le “promotional fee”, per assicurarsi la presenza delle stelle, la cui partecipazione incide su prevendite e interesse mediatico.
Questo spiega perché, in caso di condizioni fisiche incerte, si tenda a posticipare il più possibile un annuncio di forfait. Holger Rune si è rotto il tendine d’Achille nell’ottobre 2025. Ad aprile 2026 ha annunciato il suo ritorno ad Amburgo, per poi comunicare il ritiro a pochi giorni dal via, non essendo ancora pronto.
Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sono i tennisti che hanno generato i maggiori introiti nel 2025, circa 130 milioni di euro complessivi, con le sponsorizzazioni a rappresentare il 60% del totale. Entrambi hanno affrontato lunghi periodi di stop, mettendo in evidenza le dinamiche del sistema.
Mentre alcuni partner commerciali non risentono dell’assenza, come dimostrato dalla presenza di Sinner a eventi di moda, per gli sponsor tecnici come Nike è un danno. La vigilia degli Us Open è trascorsa nell’incertezza sulla loro partecipazione, un’attesa che ha favorito il torneo ma ha alimentato la confusione.
Il paradosso del tennis moderno è evidente. Da un lato si invoca la necessità di proteggere i giocatori da calendari e carichi eccessivi; dall’altro, il valore economico delle stelle rende la loro assenza estremamente costosa.
A tutto ciò si aggiungono le esibizioni milionarie, come il Six Kings Slam di Riad, a cui è difficile rinunciare. I campioni si trovano così a camminare su un filo sottile, tra la prudenza richiesta dal proprio corpo e un insieme di pressioni che spinge nella direzione opposta.







