Infortuni, ritiri e gesti di nervosismo sono diventati frequenti nel circuito del tennis. I recenti stop di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner hanno acceso un dibattito sulla sostenibilità fisica e mentale richiesta ai vertici. Per analizzare il fenomeno è intervenuto Stefano Massari, mental coach che in passato ha lavorato con Matteo Berrettini.
Secondo Massari, il tennis attuale riflette una più ampia “assenza di umanità” presente nella società. Le grandi organizzazioni e gli sponsor, a suo dire, mostrano scarso interesse per il benessere degli atleti. I tornei vengono organizzati seguendo logiche che non contemplano la salute dei giocatori, ma solo la loro presenza in campo.
Questo processo è stato definito da Massari come un sistema che “sta divorando i suoi figli”. Quando un atleta si infortuna viene semplicemente rimpiazzato dal successivo, senza un’analisi delle cause strutturali che portano all’usura fisica e mentale.
Anche l’atteggiamento a volte distaccato di alcuni tennisti verso pubblico e media sarebbe una conseguenza. Vivendo in un contesto che non valorizza la dimensione umana, i giocatori stessi finiscono per assorbirne i tratti, mostrando minore empatia e rispetto nelle relazioni.
Gli infortuni, in questa prospettiva, diventano un segnale e un monito: non esistono “eroi immortali”. Massari ha sottolineato che i campioni del futuro saranno quelli capaci di gestire le proprie debolezze. L’esperto ha auspicato che forfait eccellenti come quello di Sinner possano stimolare una riflessione critica sul modello attuale.
Come gestire, quindi, gli stop forzati? L’esperienza di Berrettini e le dichiarazioni di Alcaraz indicano una via: usare il tempo lontano dai campi per coltivare altre passioni. Uscire dal “frullatore” del tour, metafora usata da Berrettini, offre la possibilità di riscoprirsi e trovare interessi al di fuori del tennis.
Uno stop prolungato può così diventare un’occasione per trovare nuove risorse. Per Massari, il vero dramma del tennista moderno è la “separazione dalla realtà”, un isolamento che impedisce di coltivare una vita piena al di là dello sport e che rende difficile trovare energie per competere.



