Terra di Lavoro sempre più povera: scarso il reddito pro capite (13.900 euro)

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Jabil in piazza

CASERTA – Diversi indicatori negativi per Terra di Lavoro nel l’ultimo rapporto ‘Bes’ (Benessere equo e sostenibile dei territori) realizzato dall’Istat. Tra le province risultano più svantaggiate Caserta, Napoli e Salerno con la maggiore concentrazione di indicatori nelle classi di benessere bassa e medio-bassa (rispettivamente il 64,0 per cento, il 59,4 e il 56,2). Tra queste la più penalizzata è Caserta, poiché, insieme a Salerno, si posiziona anche meno frequentemente su livelli di benessere relativo alto e medio-alto (18,7 per cento).

In Campania lo svantaggio maggiore, rispetto all’Italia e al Mezzogiorno, riguarda l’incidenza dei bassi redditi pensionistici: infatti, il 14,4% dei pensionati campani ha percepito nel 2022 meno di 500 euro di reddito pensionistico lordo mensile (+5,2 punti percentuali rispetto alla media nazionale e +1,3 rispetto alla ripartizione Mezzogiorno). Il valore peggiore è nella città metropolitana di Napoli (15,7%, 3,6 punti percentuali in più di Salerno), dove tuttavia si segnala anche il calo più marcato rispetto al 2019 (2,7%), analogo a quello registrato nella provincia di Caserta (dal 16,1 al 13,5%). Nel complesso l’indicatore si riduce in Campania (-2,2 punti percentuali) più che in Italia (-1,1) e nel Mezzogiorno (-1,8) e la dinamica positiva è diffusa in tutte le province. Nel 2022 anche l’importo medio annuo pro-capite dei redditi pensionistici (17.474 euro) è inferiore alla media italiana (-2.838 euro) e allineato a quella della ripartizione. L’indicatore presenta le differenze più contenute fra le province campane, e in confronto al 2019 registra un generale aumento. L’incremento della Campania (+982 euro) è in linea con quello medio della ripartizione (+998 euro) e leggermente inferiore alla media-Italia (+1.202 euro).

Nel 2022 la stima aggregata del reddito lordo disponibile delle famiglie consumatrici ammonta a 15.428 euro per residente, circa 5.600 euro in meno della media italiana e 500 euro in meno di quella del Mezzogiorno. Salerno è la provincia con il valore più elevato e l’unica con un reddito medio annuo (16.777 euro) più alto della media della ripartizione; la differenza con il livello di Caserta, il più basso della regione (13.912), è di quasi 3mila euro. Entrambi questi territori registrano un incremento rispetto al pre pandemia (poco più di 1.850 euro in entrambi i casi) più intenso di quello delle altre province campane, tutte in miglioramento precisa l’Istat, e delle medie di confronto; nel complesso però l’aumento a livello regionale (1.542 euro in più rispetto al 2019) resta inferiore a quello nazionale (1.824), accentuando il divario.

Anche la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti campani nel 2022 (16.861 euro) è più alta del 2019 (+1.026 euro), ma permane una differenza considerevole con la media nazionale (22.808). Il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti bancari, con uno 0,9% di incidenza dei prestiti a soggetti dichiarati insolventi o difficili da recuperare nel corso del 2023, segnala per le famiglie campane una vulnerabilità finanziaria maggiore rispetto alla media delle famiglie italiane (0,6) e uguale a quella delle famiglie residenti nel Sud. La provincia di Caserta raggiunge il massimo regionale (1,2%).
La Campania mostra livelli di reddito disponibile equivalente notevolmente inferiori a quelli nazionali: il 50% degli individui residenti in famiglia dispone al massimo di 12.900 euro annui a fronte di un valore di 17.500 euro per l’Italia.
La provincia di Caserta si caratterizza per un reddito mediano (12.700 euro) inferiore a quello regionale, ma all’opposto della città metropolitana di Napoli, presenta la dispersione più contenuta della regione: il primo e il nono decile sono pari rispettivamente a 4.500 euro e 26.800 euro annui.
Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente (10,4 per 10 mila occupati nel 2022) è l’unico indicatore per cui la regione continua a registrare un risultato meno critico in confronto al Mezzogiorno (12,0) e prossimo alla media-Italia (10,0). Il tasso mostra la più alta variabilità tra le province ed è l’unico indicatore per cui i minori valori regionali, osservati a Caserta (8,7 per mille occupati) e a Napoli (8,8 per mille occupati), sono più bassi anche della media-Italia.
Nell’ultimo anno disponibile, la Campania ha un quadro relativamente meno critico di quello nazionale per le denunce di furto in abitazione e di borseggio, e peggiore per altri tre indicatori sui sei del dominio”. La città metropolitana di Napoli, con 1,2 omicidi volontari per 100 mila abitanti, stacca nettamente gli altri territori, in particolare quelli in cui il tasso diminuisce come a Caserta (0,4 per 100mila abitanti).
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