La ‘stanza dell’ascolto’ dell’ospedale Sant’Anna di Torino riaprirà le sue porte nel 2026. L’iniziativa, promossa dall’assessore regionale Maurizio Marrone, è destinata a fornire supporto a donne che valutano l’interruzione volontaria di gravidanza, ma ha subito sollevato un’ondata di polemiche. La riapertura avverrà infatti nonostante una precedente sentenza del Tar Piemonte ne avesse decretato la chiusura.
A portare il caso all’attenzione pubblica è stato il collettivo di attivisti @Ivgstobenissimo. La notizia è emersa in seguito alla pubblicazione di un avviso pubblico sul sito della Città della Salute e della Scienza di Torino, ente che gestisce l’ospedale. Il provvedimento del tribunale amministrativo, emesso nel luglio del 2025, aveva accolto il ricorso presentato da diverse sigle, tra cui Cgil Piemonte e ‘Se non ora quando’, che contestavano la presenza di associazioni antiabortiste all’interno di una struttura sanitaria pubblica.
Per aggirare la sentenza, la nuova delibera ridefinisce la natura del servizio. La stanza opererà in un contesto di “completa neutralità”, offrendo un supporto di carattere non sanitario, come ascolto e orientamento. In questo modo, l’attività non rientrerà più nelle competenze strettamente mediche, eludendo così i vincoli imposti dalla decisione del Tar. I volontari che gestiranno lo spazio apparterranno alla Federazione Movimento per la Vita, la stessa organizzazione già presente prima della chiusura.
L’assessore Maurizio Marrone, esponente politico noto per le sue posizioni contrarie alla libertà di scelta sull’aborto, ha celebrato la notizia con un video sui social media, dichiarando: “La vita e la vera libertà alla fine trionfano sempre”. Gli attivisti hanno criticato la comunicazione, sottolineando come l’annuncio fosse decorato con fiocchi rosa e azzurri, un’estetica da ‘baby shower’ che tradisce la pretesa neutralità del servizio.
Oltre alla riapertura della stanza, è stato confermato un significativo impegno economico a sostegno di queste politiche. La Regione ha stanziato un fondo da 940.000 euro, denominato ‘Vita nascente’, per l’anno 2026. Questa misura rafforza ulteriormente il sostegno istituzionale a iniziative che, secondo i critici, mirano a ostacolare l’accesso all’interruzione di gravidanza.
Il collettivo @Ivgstobenissimo ha sollevato una serie di domande e criticità sulla legittimità e l’opportunità dell’operazione, mettendo in dubbio la reale ‘neutralità’ dei volontari e denunciando quello che considerano un attacco diretto ai diritti delle donne e all’applicazione della legge 194. La vicenda rappresenta un nuovo capitolo nell’acceso dibattito torinese e nazionale sul diritto all’aborto.



















