Totti e l’incubo Covid: “Pensavo di non farcela”

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Cronache sport calcio
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Francesco Totti ha svelato nella sua autobiografia ‘Oltre’ i dettagli della sua difficile battaglia contro il Covid-19. Nell’autunno del 2020, poco dopo la scomparsa del padre Enzo, morto a causa dello stesso virus, anche l’ex capitano della Roma ha contratto la malattia, affrontando un rapido peggioramento delle sue condizioni di salute.

Il contagio è arrivato in un momento di grande dolore per la perdita del padre, avvenuta il 12 ottobre. ‘Ci rivedremo, un giorno. Il fatto è che quel momento ha rischiato di arrivare troppo presto. Mi sono ammalato anch’io’, ha scritto Totti nel libro. La malattia si è manifestata con febbre alta fino a 39 gradi, tosse, dolori e una crescente difficoltà respiratoria.

Con il passare dei giorni, l’affanno è diventato così intenso da impedirgli quasi di respirare. ‘All’inizio ho affrontato la situazione con lucidità, poi però ho iniziato ad avere una paura tremenda’, ha confessato. Il timore di non sopravvivere, come accaduto al padre, lo ha spinto a un gesto drammatico: una chiamata ai figli per avvisarli della gravità della situazione. ‘Non so se ce la farò’, ha detto loro, superando l’incredulità iniziale dei ragazzi.

A quel punto è stato necessario il trasporto al Campus Bio-Medico per accertamenti. Gli esami hanno rivelato un quadro clinico preoccupante: polmonite bilaterale e una saturazione dell’ossigeno scesa all’88%. I medici hanno quindi raccomandato il ricovero immediato, ma Totti ha opposto un netto rifiuto. ‘Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morire, voglio morire a casa mia’, ha affermato, esprimendo il suo terrore di morire in solitudine.

Per monitorarlo a domicilio è stata installata una telecamera nella sua stanza. In quelle ore critiche, Totti ha ricevuto una telefonata inaspettata da parte di Pier Silvio Berlusconi, contattato tramite Silvia Toffanin. L’amministratore delegato di Mediaset gli ha offerto un aereo privato per un trasferimento a Milano, dove sarebbe stato affidato alle cure del professor Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele.

Inizialmente, l’ex calciatore ha declinato l’offerta con una battuta: ‘Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morire a Milano?’. Tuttavia, il contatto con Zangrillo si è rivelato fondamentale. Il medico, dopo essersi informato sulle abitudini del paziente, gli ha fornito un’indicazione decisiva: provare a dormire in posizione prona, con il torace appoggiato sul materasso.

Zangrillo è stato chiaro: se quella postura non avesse portato benefici, il ricovero sarebbe diventato inevitabile. Seguendo il consiglio, le condizioni di Totti hanno iniziato a migliorare progressivamente. La febbre è scesa e i valori di ossigenazione nel sangue sono risaliti fino a un rassicurante 99%. ‘Mi sono sentito rinascere’, ha raccontato l’ex numero 10, che nel libro ha ringraziato pubblicamente sia Berlusconi sia Zangrillo per il loro intervento.

Nonostante il recupero, la malattia ha lasciato alcuni strascichi: Totti ha riferito di non avere più la stessa capacità respiratoria di prima. La perdita del padre, unita al dramma vissuto e alle immagini dei convogli militari a Bergamo, lo ha segnato profondamente.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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