Trump: “Iran ci ha chiesto di cessare il fuoco”. Ma Teheran smentisce: “E’ falsa e infondata”

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President Donald Trump speaks to members of the Michigan National Guard at Selfridge Air National Guard Base, Tuesday, April 29, 2025, in Harrison Township, Mich. (AP Photo/Alex Brandon)
President Donald Trump speaks to members of the Michigan National Guard at Selfridge Air National Guard Base, Tuesday, April 29, 2025, in Harrison Township, Mich. (AP Photo/Alex Brandon)

ROMA – “Il presidente del nuovo regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco!”. Ad annunciarlo è il presidente Usa Donald Trump (nella foto LaPresse) in uno dei suoi aggiornamenti sul suo social Truth, precisando però che gli Usa valuteranno la situazione “quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sicuro. Fino ad allora, stiamo distruggendo l’Iran o, come si dice, lo stiamo riportando all’età della pietra”.

Un possibile cessate il fuoco sarebbe stato anche al centro di una telefonata che Trump ha avuto con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Ma Teheran smentisce, con il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei che liquida una richiesta di tregua come “falsa e infondata”. Nonostante Axios abbia rivelato che Washington e Teheran starebbero discutendo di un cessate il fuoco per riaprire lo Stretto di Hormuz, i pasdaran non hanno dato segni di voler arretrare e hanno assicurato di avere “saldamente e pienamente” sotto il loro controllo la via di navigazione. Per i Guardiani della rivoluzione non basta una “delle ridicole esibizioni del presidente degli Stati Uniti” perché lo Stretto sia riaperto.

Per questo il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che questa settimana il Regno Unito ospiterà una conferenza diplomatica internazionale sulle modalità per riaprire Hormuz, a seguito dell’impegno espresso dai 35 Paesi firmatari di una dichiarazione di intenti. Tra loro c’è anche l’Italia, che parteciperà alla conferenza presieduta dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper e in cui verranno discussi anche piani di sicurezza per il periodo successivo alla fine della guerra.

Una nuova proposta per la riapertura dello Stretto sarà votata giovedì anche dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Stando a una bozza diffusa dal Bahrein e ottenuta dall’Associated Press, non si farebbe più riferimento nel testo a un’autorizzazione esplicita all’azione militare sostenuta dalle Nazioni Unite. La mossa serve a convincere a votare a favore anche i Paesi vicini all’Iran, come Cina e Russia, che si sono opposti alle risoluzioni presentate finora. A favore di un intervento armato nello Stretto, secondo il Wall Street Journal, sono gli Emirati, che sancirebbero così il loro ingresso nel conflitto.

Il blocco di Hormuz imposto dall’Iran da settimane ha fatto salire i prezzi del petrolio e a chi gli ha chiesto come far fronte al problema, Trump ha semplicemente risposto: “Tutto ciò che devo fare è lasciare l’Iran e lo faremo molto presto, così i prezzi crolleranno”. Gli Stati Uniti, ha ipotizzato il presidente, potrebbero ritirarsi “entro due o tre settimane”.

Intanto il presidente Emmanuel Macron ha risposto alle critiche che il tycoon ha mosso contro Parigi per il divieto di sorvolo dello spazio aereo francese da parte degli aerei militari statunitensi. “È assolutamente vero che la Francia, che non è stata consultata e non fa parte di questa offensiva militare lanciata dagli Stati Uniti e da Israele, non prende parte alla guerra”, ha puntualizzato Macron, “ma non c’è nulla di nuovo, è così fin dal primo giorno, non c’è da stupirsi”.

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