CAIVANO – Una spallata che potrebbe rappresentare un colpo mortale per la cupola malavitosa che insiste a Caivano. E’ scattata all’alba una vasta operazione anticamorra che ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 34 persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di reati legati alla criminalità organizzata (IN CALCE ALL’ARTICOLO TUTTI I NOMI E FOTO).
A entrare in azione sono stati i militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, insieme alle Sezioni Operative delle Compagnie di Caivano e Casoria. Il provvedimento è stato emesso dal gip Lucia De Micco del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea. Al centro dell’inchiesta c’è il clan Angelino, riconducibile al boss Antonio, alias Tibiuccio, un’associazione armata di tipo camorristico che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe riconducibile al clan Angelino, ritenuto operativo tra Caivano e Casoria. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, associazione di tipo mafioso armata, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione ai fini di spaccio. Per alcuni episodi viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
L’indagine, avviata nel giugno 2023, ha preso forma attraverso un lungo lavoro investigativo fatto di attività tecniche, osservazioni, pedinamenti e riscontri, con un contributo arrivato anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Un mosaico che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito di ricostruire struttura, ruoli e interessi del gruppo criminale. Uno degli elementi emersi riguarda proprio il traffico di droga. Dopo l’intensificazione dei controlli nell’area del Parco Verde, nell’ambito del piano di riqualificazione avviato dal governo nel settembre 2023, gli investigatori avrebbero registrato una contrazione dello spaccio di cocaina, hashish e marijuana nella zona.
L’attività, secondo l’ipotesi accusatoria, non si sarebbe però fermata: si sarebbe progressivamente spostata nel vicino rione Bronx, dove il gruppo avrebbe continuato a gestire i propri affari. Non solo una piazza di spaccio. Dalle indagini sarebbe emerso anche un sistema di rifornimento destinato ad altre piazze dello stesso territorio. Una rete che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ulteriore punto operativo a Casoria, dove il gruppo avrebbe gestito direttamente una piazza di spaccio. E poi le estorsioni. E’ questo l’altro fronte dell’inchiesta, con diversi episodi contestati a commercianti e imprenditori. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe imposto il pagamento del pizzo facendo leva sulla forza intimidatrice dell’organizzazione e sulla disponibilità di armi. Ed è proprio l’arsenale uno degli aspetti più pesanti emersi dall’attività investigativa.
Gli indagati, secondo gli investigatori, avrebbero avuto a disposizione anche kalashnikov e pistole, sottoposti periodicamente a manutenzione e pronti, in caso di necessità, a essere utilizzati. Ma è nel rione Bronx che gli investigatori avrebbero trovato anche la
traccia più evidente della disponibilità economica attribuita al gruppo. In un’abitazione riconducibile a uno dei ritenuti vertici
dell’organizzazione sono stati sequestrati 11 orologi Rolex, per un valore complessivo di circa 127mila euro, e soprattutto 3,2 milioni di euro in contanti.
Una somma enorme, che secondo gli investigatori era stata nascosta con particolare cura. Il denaro sarebbe stato occultato in diversi vani dotati di sistemi di apertura elettronici, ricavati all’interno di mobili a muro, cassettiere e intercapedini. Una parte dei contanti sarebbe stata
addirittura nascosta sotto il pavimento del piatto doccia del bagno. Sono dettagli che restituiscono, nell’ipotesi accusatoria, la dimensione degli interessi economici che ruotavano attorno all’organizzazione. Droga, estorsioni, armi e denaro: quattro elementi che gli investigatori hanno messo in relazione nel delineare il quadro contestato al gruppo.
















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