Uccisione orso M90: Fugatti a processo per crudeltà

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Processo Fugatti
Processo Fugatti

Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento, è stato rinviato a giudizio e affronterà un processo con prima udienza fissata per il 9 marzo. L’accusa è di uccisione di animale, aggravata dalla crudeltà e dall’assenza di necessità, in riferimento all’abbattimento dell’orso M90 avvenuto nel febbraio 2024.

Il procedimento penale è scaturito dall’azione legale promossa da ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), assistita dagli avvocati Valentina Stefutti e Rosa Rizzi. L’obiettivo dell’associazione è fare piena luce su una vicenda che ha generato forte indignazione a livello nazionale e internazionale.

Decisive per il rinvio a giudizio sono state le perizie tecniche depositate da ENPA, redatte dai professori Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense, e Orlando Paciello, veterinario forense. Le loro analisi hanno ricostruito in modo dettagliato le modalità dell’uccisione: l’orso è stato colpito da proiettili esplodenti calibro 30.06 senza alcuna anestesia preventiva.

Nonostante l’animale fosse dotato di radiocollare, che ne avrebbe permesso una facile localizzazione e un avvicinamento controllato per la sedazione, si è scelto di procedere con l’abbattimento diretto. L’autopsia ha confermato che la morte non è stata istantanea: dei tre colpi esplosi, solo due hanno raggiunto M90, provocando una vasta emorragia interna che ha portato al decesso dopo una lunga e atroce agonia.

Un altro elemento di grave irregolarità evidenziato è stata l’assenza di un medico veterinario sul luogo dell’operazione, una figura obbligatoria secondo il protocollo PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali).

Sulla base di questi elementi, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha ritenuto che esistesse una “sufficiente base probatoria per ritenere configurabile il reato di uccisione con crudeltà”. Nella sua ordinanza, il giudice ha sottolineato la sofferenza evitabile inflitta all’esemplare e l’accettazione del rischio di una morte crudele da parte di chi ha ordinato ed eseguito l’abbattimento.

L’orso M90 era stato condannato a morte dal presidente Fugatti perché ritenuto “problematico”, a seguito di episodi in cui aveva seguito alcuni escursionisti (senza mai attaccarli o entrare in contatto) e si era avvicinato a zone abitate.

“Si inizia finalmente a fare chiarezza e giustizia per l’orso M90, ucciso sottoponendolo ad atroci e lunghe sofferenze”, ha commentato Ivana Sandri, etologa e presidente della sezione ENPA di Rovereto. Ha poi aggiunto: “M90 era stato condannato perché accusato di aver seguito alcuni escursionisti, senza mai alcun contatto, e per essersi avvicinato a centri abitati”.

Carla Rocchi, presidente nazionale di ENPA, ha definito questo un “momento storico per la tutela della fauna selvatica in Italia”. Ha dichiarato: “Per troppo tempo la Provincia Autonoma di Trento ha pensato di poter disporre a piacimento della vita e della morte di orsi e lupi, senza rispetto per le normative”. L’auspicio è che il processo porti giustizia e impedisca il ripetersi di simili eventi, per costruire una reale convivenza tra uomo e animali.

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