Usa, ondata di gelo: la causa è il vortice polare

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Clima estremo
Clima estremo

Un’ondata di freddo artico ha recentemente investito il Midwest e le regioni meridionali e orientali degli Stati Uniti, portando pioggia gelata, nevicate intense e venti glaciali. Questo evento ha sollevato una domanda apparentemente controintuitiva: quale connessione può esistere tra un simile gelo record e il riscaldamento globale? Il nesso esiste e risiede nel comportamento di una grande struttura meteorologica situata sopra il Polo Nord.

La causa diretta di questo fenomeno è un indebolimento del vortice polare, una vasta area di bassa pressione caratterizzata da forti venti che soffiano in senso antiorario sopra l’Artico durante l’inverno, a un’altitudine tra 16 e 48 chilometri. La sua funzione è quella di “intrappolare” l’aria gelida sopra la regione polare, isolandola dalle masse d’aria più calde presenti a latitudini inferiori.

Quando il vortice polare è stabile, la sua cintura di venti, nota come corrente a getto, scorre in modo compatto e lineare, mantenendo il freddo confinato al nord. Quando invece il sistema perde stabilità, la corrente a getto assume un andamento sinuoso e ondulato. Queste “onde” si spingono verso sud, permettendo a immense bolle di aria gelida di staccarsi e scivolare verso le medie latitudini, come accaduto sul Nord America. Brette Anderson, meteorologo di AccuWeather, ha descritto l’evento come un “grosso pezzo di ghiaccio che si stacca da un ghiacciaio e galleggia verso sud”.

Secondo Judah Cohen, climatologo del MIT, esiste una forte relazione tra questi episodi di instabilità del vortice e i cambiamenti climatici causati dall’uomo. La sua ricerca, pubblicata su Science, suggerisce che la causa scatenante sia la progressiva perdita di ghiaccio marino nell’Artico. Quest’area del pianeta si sta riscaldando a una velocità quattro volte superiore rispetto al resto del mondo.

La fusione dei ghiacci, in particolare nei mari di Barents e di Kara (a nord della Scandinavia e della Siberia), modifica l’equilibrio termico dell’atmosfera, rendendo il vortice polare più allungato, debole e variabile. Di conseguenza, aumenta la probabilità di assistere a tempeste invernali estreme non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

Tuttavia, la comunità scientifica non è unanime sul futuro di questo fenomeno. Amy Butler, scienziata della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), ha spiegato che i modelli climatici non mostrano ancora un consenso chiaro. Esistono infatti molteplici fattori in gioco: se da un lato lo scioglimento dei ghiacci marini ha un effetto indebolitore, il riscaldamento degli strati superiori dell’atmosfera potrebbe, al contrario, rafforzare il vortice. Anche le variazioni regionali della temperatura superficiale degli oceani giocano un ruolo, rendendo le previsioni a lungo termine particolarmente complesse.

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