Val di Fiemme: gli alberi non hanno previsto l’eclissi

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Comunicazione vegetale
Comunicazione vegetale

Una nuova pubblicazione scientifica ha messo in discussione una tesi affascinante emersa l’estate scorsa dalle foreste della Val di Fiemme. Uno studio italiano aveva infatti ipotizzato che gli alberi fossero in grado di comunicare tra loro per prepararsi a un’eclissi solare. Ora, un team di ricercatori della Ben-Gurion University del Negev, in Israele, ha offerto una spiegazione alternativa e più pragmatica, definendo la precedente interpretazione come “pseudoscienza”.

La ricerca originaria, condotta nell’ambito del CyberForest Experiment, aveva registrato una serie di variazioni bioelettriche negli abeti rossi del bosco di Paneveggio. Questi segnali, secondo gli autori, erano partiti dagli esemplari più anziani poco prima dell’eclissi, suggerendo che stessero “istruendo” quelli più giovani su come affrontare l’imminente oscuramento. L’ipotesi era che le piante avessero percepito i cambiamenti gravitazionali legati all’allineamento celeste, attivando una risposta collettiva.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista *Trends in Plant Science*, smonta questa teoria partendo da una constatazione fondamentale: l’impatto dell’eclissi è stato sovrastimato. Il calo di luminosità registrato è stato solo del 10,5%, distribuito su un arco di due ore. Si tratta di una variazione di luce inferiore a quella causata dal passaggio di una nuvola densa. I ricercatori israeliani sottolineano che, sebbene le piante siano organismi attivi capaci di percepire e reagire agli stimoli ambientali, attivano meccanismi di allerta solo di fronte a stress reali e prevedibili.

Un evento così debole e imprevedibile come una lieve eclissi parziale non rientrerebbe tra le minacce per cui una foresta mobiliterebbe le sue risorse. Qual è, dunque, la vera causa dell’aumento di attività bioelettrica osservato? Secondo il team della Ben-Gurion University, la risposta va cercata nelle condizioni meteorologiche di quel giorno. Poco dopo la registrazione dei segnali, un forte temporale con fulmini ha interessato la zona.

Un evento meteorologico estremo di questo tipo rappresenta un pericolo concreto e imminente per la foresta, ed è un fenomeno che le piante possono prevedere attraverso variazioni di pressione atmosferica, umidità e campi elettrici. L’attività bioelettrica registrata sarebbe quindi stata una misura preparatoria non per l’eclissi, ma per l’arrivo della tempesta, un meccanismo di difesa ben noto nel mondo vegetale.

Infine, lo studio israeliano ha confutato anche l’argomento dei segnali gravitazionali. I ricercatori hanno fatto notare che variazioni gravitazionali del tutto simili a quelle di un’eclissi si verificano a ogni ciclo di luna nuova. Se gli alberi reagissero a tali segnali, dovrebbero entrare in stato di allerta ogni mese, un dispendio energetico insensato. La conclusione è che la presunta “comunicazione” tra gli alberi ha una spiegazione scientifica molto più semplice e legata a eventi atmosferici tangibili, piuttosto che a una preveggenza astronomica.

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