Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato la fine di un lungo incubo: l’attivista ambientale Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlò sono stati liberati in Venezuela. La notizia è stata confermata con grande soddisfazione anche dalla premier Giorgia Meloni, che ha dichiarato: “Ho parlato con loro, un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”.
Alberto Trentini, 46 anni, si trovava in detenzione da 423 giorni. Ricercatore e cooperante per la ONG Humanity and Inclusion, era stato arrestato il 15 novembre 2024 durante una missione nel paese sudamericano. Il suo lavoro si concentrava sul monitoraggio degli impatti socio-ambientali delle attività minerarie illegali nella regione amazzonica venezuelana, un’area devastata dalla deforestazione e dalla contaminazione da mercurio, che minaccia ecosistemi unici e la salute delle popolazioni indigene.
Trentini, laureato in Storia moderna e contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, fu fermato a un posto di blocco per una semplice identificazione e da allora trattenuto senza che venisse mai formulata un’accusa formale nei suoi confronti. La sua prigionia era diventata un caso emblematico delle difficoltà e dei rischi che corrono gli attivisti ambientali in molte parti del mondo, spesso presi di mira per il loro impegno.
Insieme a lui ha riacquistato la libertà anche Mario Burlò, un imprenditore torinese di 52 anni. Anche Burlò si trovava in carcere da oltre un anno, arrestato mentre entrava nel paese via terra. Secondo quanto ricostruito, l’imprenditore stava valutando opportunità di investimento nel settore delle energie rinnovabili e dell’agricoltura sostenibile, in un’ottica di sviluppo ecologico e di transizione energetica per le comunità locali.
La liberazione dei due cittadini italiani è il risultato di un’intensa e complessa operazione diplomatica condotta dalla Farnesina in stretto coordinamento con la Presidenza del Consiglio. I due uomini sono stati accolti presso l’ambasciata d’Italia a Caracas, dove sono stati fotografati in attesa del volo di Stato che li riporterà in Italia.
La vicenda di Trentini mette in luce la crescente persecuzione dei difensori dell’ambiente. Organizzazioni internazionali avevano più volte lanciato appelli per il suo rilascio, sottolineando come la sua detenzione arbitraria rappresentasse un chiaro tentativo di intimidire chiunque cerchi di documentare e denunciare i crimini ambientali. La sua liberazione è una vittoria non solo per la diplomazia italiana, ma anche per la causa della giustizia climatica e della tutela dei diritti umani fondamentali.
Le famiglie hanno espresso enorme sollievo. “Questa è la notizia che aspettavamo da 423 lunghissimi giorni”, hanno commentato i familiari di Trentini, ringraziando le istituzioni per l’impegno profuso nel riportarlo a casa. Anche la famiglia Burlò ha manifestato la propria gratitudine per il lavoro svolto dalle autorità italiane per ottenere il rilascio.






















