Il capitano di Coppa Davis, Filippo Volandri, ha tracciato un bilancio positivo del tennis italiano, analizzando i fattori di una crescita evidente. Il percorso degli atleti azzurri agli Internazionali di Roma ha fornito ottime indicazioni, confermando la solidità del movimento.
Volandri si è detto felice per il ritrovato stato di forma di Matteo Arnaldi, che può ora riprendere a giocare con continuità, e ha lodato la stagione su terra di Mattia Bellucci. Ha sottolineato anche il percorso di Andrea Pellegrino, che a 29 anni ha raggiunto al Foro Italico il suo miglior risultato, frutto di un lungo lavoro e della maturazione raggiunta.
Secondo il capitano, questi risultati non sono casuali ma derivano da una squadra allargata e da un confronto costante tra giocatori e tecnici. Il momento positivo ha innescato un circolo virtuoso, con le scuole tennis piene e un crescente interesse per la professione di allenatore. “Lavorare adesso per il dopodomani è la cosa migliore”, ha affermato, evidenziando la necessità di coltivare i talenti più giovani.
Il derby tra Pellegrino e Sinner è stato emblematico. Per Volandri, ha rappresentato un segnale incoraggiante per tutti i giocatori che inseguono le prime posizioni: ha dimostrato che con il lavoro si possono raggiungere traguardi importanti, anche se i percorsi di maturazione sono diversi per ogni atleta.
L’analisi si è poi concentrata su Jannik Sinner, descritto come un catalizzatore di talento. In allenamento, il suo livello è talmente alto da spingere ogni compagno a dare il massimo. “È la qualità dei grandi campioni”, ha commentato Volandri, “e lui si mette a disposizione”. La sua mentalità è tale che “la mette anche quando gioca a chi tira il sasso più lontano”, una metafora per descrivere una competitività innata che stimola chiunque gli stia vicino.
Sinner è una spinta per tutto il movimento, un esempio nella gestione della quotidianità e nella professionalità. “Gli altri capiscono il tipo di dedizione che serve, lo vedono, lo toccano”, ha proseguito Volandri. Ha confermato anche la grande curiosità dell’altoatesino: “Vuole sapere di tutto, anche del passato. Devi essere preparato, perché ti porta a studiare di più e a essere migliore”.
Guardando al futuro, Volandri ha espresso il desiderio di lasciare in eredità una “cultura della costruzione”. Il suo obiettivo è dare una struttura solida al settore tecnico e alla squadra di Davis, consolidando l’idea che dietro ai risultati c’è un lavoro di squadra. Infine, ha ribadito che il lavoro non è finito: l’obiettivo è riportare più giocatori nella top 100 mondiale.




