Dal palco del Festival dello Sport di Trento, il centrocampista del Watford ha condiviso il suo percorso dopo il malore che lo ha colpito in campo il 1° dicembre 2024 durante la partita Fiorentina-Inter. L’episodio ha reso necessario l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, portandolo a trasferirsi in Inghilterra per continuare la sua carriera.
“Ho sempre coltivato il sogno di tornare a giocare, perché il calcio è una mia grandissima passione”, ha affermato con determinazione. “Volevo e voglio continuare a vivere di questo”. Il calciatore ha poi spiegato la sua decisione di realizzare un documentario sulla sua vicenda, un racconto intimo del suo cammino interiore.
“Se ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è stato per mostrare le difficoltà che un ragazzo può affrontare”, ha precisato. “Non voglio essere un modello, ma spero di ispirare le persone che attraversano momenti difficili, dando loro la forza di guardare dentro se stessi e di chiedere aiuto”.
Della sera del collasso, il giocatore ha rivelato di non avere alcun ricordo. “La verità è che non ricordo niente di quel momento. Mi sono svegliato in ospedale senza sapere cosa fosse successo e mi sono trovato ad affrontare una difficoltà enorme dal nulla”, ha raccontato. Questo evento lo ha costretto a un periodo di stop forzato, lontano dai campi e dalla sua routine.
Durante la convalescenza, ha trovato nuovi stimoli per riempire le giornate. “Il documentario mi ha aiutato a raccontarmi. Essendo una persona introversa, facevo fatica a parlare delle mie emozioni persino con la mia famiglia. Una telecamera, senza nessuno davanti, mi ha aiutato a tirare fuori tutto”, ha confidato.
L’incidente del 1° dicembre lo ha anche avvicinato a un tema che non conosceva: il primo soccorso. “Sono stato a convegni e riunioni di associazioni che si occupano di questo. Volevo fare qualcosa per aiutare, essendo stato colpito in prima persona”, ha spiegato. “Ho ascoltato testimonianze di familiari che hanno perso i loro cari per un mancato pronto intervento. È un argomento sensibile che bisogna conoscere bene, perché se non si agisce nei primi minuti, la situazione diventa irreparabile”.
Tornando ai suoi inizi, ha descritto la sua passione per il calcio come un sogno coltivato gradualmente. “Non pensavo all’inizio di farlo diventare un lavoro. Mi ero detto che avrei continuato finché non fosse diventato un peso andare al campo, e quel momento non è ancora arrivato”. Tra i suoi idoli ha citato Daniele De Rossi, Radja Nainggolan e Andrea Pirlo.
Ha poi rievocato i suoi anni alla Roma, parlando delle due finali europee. La vittoria in Conference League ha rappresentato “una grande emozione per la città”, mentre la sconfitta in Europa League è stata “uno dei giorni più brutti della mia vita”. Ha aggiunto: “Custodisco con più valore quella persa, perché in Europa League ero stato più protagonista. La maggior parte dei cambiamenti avviene nei momenti più difficili; quella batosta mi ha permesso di crescere”.
Infine, ha menzionato due partite che vorrebbe rigiocare: la semifinale di Europa League contro il Bayer Leverkusen, definita “un giorno indimenticabile”, e un derby perso. Il suo racconto si è concluso come una testimonianza di resilienza e crescita personale, nata da un evento che ha cambiato la sua vita.




