Yerry Mina: la provocazione come stile di gioco

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Cronache sport calcio
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Dopo la partita tra Cagliari e Juventus, il tecnico bianconero Massimiliano Allegri lo ha definito “antisportivo”. La risposta di Yerry Mina è stata serafica: “Io faccio il mio calcio. A lui ho detto: ti voglio bene”. Il difensore colombiano ha fatto della provocazione una strategia precisa, un metodo per innervosire gli avversari.

Il suo approccio unisce elementi del calcio passato, fatto di colpi proibiti e duelli psicologici lontani dalle telecamere, a una moderna consapevolezza mediatica. Mina è un maestro nel “trash-talking”, nel tormentare l’avversario diretto con gesti, parole e piccoli falli sempre al limite del regolamento, un limite che a volte supera intenzionalmente.

La sua tattica è chiara: accendere la miccia, fare un passo indietro e attendere la reazione dell’avversario. Nonostante questo stile di gioco, in carriera ha ricevuto soltanto cinque espulsioni, a dimostrazione di una grande abilità nel gestire le situazioni che lui stesso crea.

Gli episodi in Serie A sono numerosi. Contro la Juventus ha fatto imbestialire Dusan Vlahovic ridendogli in faccia dopo un gol sbagliato e, al pareggio del Cagliari, ha mimato il gesto di una foto verso i tifosi avversari. In un Como-Cagliari, ha portato all’esasperazione Alvaro Morata, che dopo averlo scalciato per frustrazione ha chiesto il cambio.

Non sempre però la sua tattica ha successo. In un Lazio-Cagliari, dopo la sua espulsione, è stato Taty Castellanos a salutarlo con un sorriso di scherno. Il repertorio di Mina è vasto e include anche contatti fisici irritanti: ha pizzicato i capezzoli a Rasmus Hojlund, Joshua Zirkzee e Victor Osimhen, tanto che l’attaccante danese ha scritto sui social: “Lui non gioca a calcio, e gli arbitri glielo permettono”.

Questa fama lo ha preceduto in tutto il mondo. Partito dalla Colombia, ha giocato in Brasile con il Palmeiras, in Spagna con il Barcellona e in Inghilterra con l’Everton, prima di arrivare in Italia, dove ha militato nella Fiorentina e ora è un pilastro del Cagliari.

Anche Pep Guardiola, ai tempi del Manchester City, lo ha criticato: “È abbastanza bravo da evitare questo tipo di cose”. La risposta di Mina è sempre la stessa, un manifesto del suo pensiero: “It’s my football”, è il mio calcio. Per il difensore, ogni partita è una somma di duelli individuali, e la sua missione è vincere quello psicologico prima ancora che quello tecnico.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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