Mafia, il pentito Di Matteo: “Capaci? Miliardi buttati in 25 anni di processi”

Il collaboratore di giustizia ha rilasciato un'intervista a Paolo Borrometi per il Tg2000

Foto LaPresse - Vince Paolo Gerace 23/05 /2018

MILANO – “Come si fa a credere alle parole del pentito Scarantino? Ho detto subito che Scarantino aveva detto un sacco di bugie e fesserie sulla strage di via D’Amelio, da siciliano non capivo cosa dicesse. La ragione me l’hanno data dopo 25 anni”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia, Santino Di Matteo, in un’intervista di Paolo Borrometi per il Tg2000, il telegiornale di Tv2000. Di Matteo è stato uno dei pentiti chiave nel processo sui mandanti della strage di Capaci. Per le sue rivelazioni – ricorda una nota dell’emittente – il figlio Giuseppe venne rapito, ucciso e sciolto nell’acido nel 1996 quando aveva 15 anni.

Strage di Capaci, le dichiarazioni del pentito Di Matteo

“Ieri sera – ha spiegato Di Matteo – ho sentito in tv l’intervista a Fiammetta, la figlia di Paolo Borsellino. Venticinque anni fa io ho avuto un confronto con Scarantino. Quando ha finito di parlare ho detto: ‘Guardate che questo non fa parte di nessuna organizzazione. Questo più che rubare ruote di scorta, radio delle macchine o vendere qualche pacchetto di sigarette di contrabbando, non ha fatto. Questo non sa, ve lo dico io. Poi se voi non mi volete credere chiamate altre persone’…”.

Il resoconto

E prosegue: “Perciò ho fatto chiamare La Barbera (Arnaldo, ex capo della squadra mobile di Palermo e coordinatore delle prime indagini su via D’Amelio, ndr), ho fatto chiamare Cangemi (Salvatore, collaboratore di giustizia, ndr)… È risultato tutto quello che avevo detto io: questo (Scarantino ndr) non lo abbiamo mai visto, non fa parte di nessuna cosa (organizzazione ndr). Già 25 anni fa il processo poteva prendere un’altra piega, invece ora si riparte di nuovo. Lo Stato ha buttato un sacco di miliardi”.

Ancora dubbi dopo 25 anni di processi

“Perché non mi hanno creduto?”, si è poi interrogato Di Matteo. “Bisognerebbe chiederlo a coloro che mi hanno interrogato. C’era – ha aggiunto – il questore Arnaldo La Barbera che tutti i giorni mi veniva a trovare alla Dia in Via Cola Di Rienzo a Roma. Ogni volta mi diceva di andare a fare una passeggiata. La Barbera mi chiese aiuto per trovare un collaboratore di giustizia. Lui era fissato nel trovare un collaboratore di giustizia per la strage di via D’Amelio”.

Il ruolo dello Stato nella lotta alla mafia

“Tommaso Buscetta – ha sottolineato Di Matteo a Tv2000 – aveva ragione quando diceva che la mafia non ha scadenze. Le condanne a morte della mafia non cadono mai in prescrizione. I mafiosi pensano che prima o poi chi ha sbagliato deve pagare. Mi auguro che questo non accada; spero che lo Stato intervenga perché non può abbandonare le persone che lottano contro la mafia. È una lotta che si fa giorno per giorno; non pensate che la storia sia finita. Ultimamente a Palermo hanno arrestato il nipote di Michele Greco e altri nipoti di boss”.

(LaPresse)

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