Capaldo assolti, la Dda fa ricorso: per i nipoti del boss Michele Zagaria è iniziato il processo in Corte d’appello

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Nicola e Filippo Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria
Nicola e Filippo Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria

CASAPESENNA – La Direzione distrettuale antimafia di Napoli non si arrende all’assoluzione e porta il caso davanti alla Corte d’Appello. La Procura di Napoli ha infatti impugnato la sentenza con cui, nel novembre di due anni fa, erano stati assolti Filippo e Nicola Capaldo, nipoti del boss ergastolano Michele Zagaria, dall’accusa di trasferimento fraudolento di beni aggravato dal metodo mafioso.

Secondo la contestazione, i due avrebbero attribuito fittiziamente a prestanome le quote della cooperativa “Santa Maria”, poi divenuta “Santa Maria srl”, continuando però a mantenerne il controllo effettivo. L’operazione, per l’accusa, sarebbe servita ad aggirare le misure di prevenzione patrimoniali cui Filippo Capaldo, già condannato per associazione mafiosa, era sottoposto.

La vicenda nasce nel settore della distribuzione del latte, dopo la confisca della Euromilk, azienda riconducibile alla famiglia Capaldo. Gli investigatori ipotizzarono che, tramite rapporti con l’imprenditore Adolfo Greco (anche lui assolto), i fratelli fossero riusciti a riallacciare i rapporti con funzionari Parmalat per trasferire le concessioni commerciali alla nuova società.

Anche alcuni manager dell’azienda furono coinvolti nel procedimento e successivamente assolti (come Greco, erano accusati di concorso esterno al clan).

Il nuovo processo d’appello si è aperto ieri, ma l’udienza è stata rinviata per questioni legate alla composizione del collegio. Si tornerà in aula a luglio, quando si capirà se la Dda depositerà nuovi atti investigativi. Non è escluso che possano confluire nel fascicolo anche i verbali del collaboratore di giustizia Nicola Inquieto, ritenuto figura di rilievo nella gestione finanziaria del gruppo Zagaria.

I fratelli Capaldo sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Stellato e Ferdinando Letizia. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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