CASAPESENNA – Da un lato il boss, il mafioso che pretende, ordina e fa pesare la propria autorità anche attraverso la violenza. Dall’altro l’imprenditore ritenuto vicino alla cosca, intrecciato agli interessi economici del clan. In mezzo, un’aggressione che diventa la chiave per leggere equilibri e tensioni interne. Parliamo di Alfonso Ottimo, uomo d’affari di Frignano, in questo caso vittima, e di Carmine Zagaria, il presunto mandante del pestaggio. A ricostruire questo spaccato sono i carabinieri del Ros e della Compagnia di Casal di Principe.
Era il 16 novembre 2023: teatro dell’episodio il supermercato Jolly Market di corso Italia, a San Marcellino, struttura ritenuta dalla Dda infiltrata dalla mafia degli Zagaria. Secondo la tesi dei carabinieri, poco prima dell’aggressione Ottimo avrebbe incontrato Carmine Zagaria, fratello del boss ergastolano Michele e considerato dagli investigatori al vertice della cosca insieme al fratello Antonio. Dopo quell’incontro, nei pressi del supermercato sarebbe arrivato Vincenzo Pellegrino, di Villa di Briano, cognato di Filippo Capaldo, nipote degli Zagaria, che avrebbe poi malmenato Ottimo.
Dall’analisi dei filmati delle telecamere comunali emerge una sequenza ritenuta tutt’altro che casuale: prima e dopo le percosse si registrano brevi contatti tra Ottimo e Zagaria proprio sull’uscio del supermercato. L’episodio, durato pochi secondi, si conclude con una sorta di abbraccio tra aggressore e vittima, interpretato dagli investigatori come un possibile segnale di immediata ricomposizione o di dinamica già definita. Nello stesso contesto viene rilevata anche la presenza di Carmine Iavarone, ritenuto vicino a Zagaria.
Per gli inquirenti, l’evoluzione dei fatti e il ruolo dei soggetti coinvolti fanno ritenere che la violenza non sia stata improvvisa, ma in qualche modo “ratificata” ai vertici del gruppo. Non si tratterebbe quindi di un episodio isolato, ma di una vicenda legata a tensioni interne alla cosca Zagaria, con l’ipotesi di una vera e propria “punizione” maturata nell’ambito di contrasti economici.
Tra gli elementi valutati vi sono una controversia risarcitoria da oltre 130mila euro relativa al Jolly Market e un presunto ammanco di circa 200mila euro dalla cassa del gruppo, che avrebbe richiesto un intervento immediato dei vertici. Subito dopo l’aggressione, infatti, Ottimo si sarebbe attivato per reperire denaro: mentre Pellegrino era ancora sul posto, avrebbe contattato Gaetano Tartaglione (estraneo all’inchiesta) chiedendo con urgenza 10mila euro, elemento ritenuto significativo dagli investigatori.
L’episodio viene inserito nel più ampio quadro dei rapporti tra imprenditoria e clan. Secondo l’accusa, Ottimo sarebbe stato un fiancheggiatore della cosca e gestore di interessi economici riconducibili al gruppo, indicato come fiduciario dei fratelli Capaldo. Dopo l’aggressione, i suoi spostamenti sarebbero stati ricostruiti tramite Gps installato sull’Audi Q5, con tappe tra Frignano, San Tammaro e Santa Maria Capua Vetere fino all’enoteca La Cantinella di San Marcellino, ritenuta luogo di incontro con esponenti della fazione.
A rafforzare la ricostruzione vi sarebbe anche una conversazione intercettata con Massimo Mincione (anch’egli estraneo all’indagine), nella quale emergerebbero riferimenti a “Carmine” e a richieste di denaro, interpretati come indizi del coinvolgimento dei vertici del clan e della natura economica delle pressioni.
Una vicenda fatta di soldi, rapporti opachi e intimidazioni che, per la Procura, rappresenta un episodio emblematico delle dinamiche interne al clan Zagaria. L’inchiesta ha coinvolto complessivamente 43 persone. Ottimo risponde di trasferimento fraudolento di beni e di reimpiego di capitali di provenienza illecita con aggravante mafiosa, contestata anche a Pellegrino, che non risponde invece dell’aggressione. Resta fermo che tutti gli indagati, compresi Zagaria, Iavarone e Capaldo, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.



















