Torre di Palme: l’oasi protetta del Bosco Cugnolo

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Turismo sostenibile
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Il borgo di Torre di Palme, frazione del comune di Fermo, è stato il punto di partenza per una straordinaria passeggiata naturalistica. Il centro medievale, con le sue architetture e fioriture, funge da portale verso un paesaggio che si estende fino all’orizzonte marino del Monte Conero, introducendo a un’autentica riserva di macchia mediterranea.

Dal paese, un sentiero curato dal CAI di Fermo ha condotto fino al Bosco del Cugnolo. La zona si è presentata come un’area floristica protetta di enorme valore, sviluppata su una duna fossile alta tra i 60 e i 110 metri. Questa formazione geologica è costituita da sedimenti marini come sabbie e ghiaie che, consolidandosi nel tempo, hanno formato una resistente falesia lunga circa 450 metri.

La vegetazione avvolge quasi interamente il borgo. Il bosco ospita le specie classiche dell’ecosistema mediterraneo, tra cui pini, ginepri e corbezzoli. Di particolare interesse sono risultati diversi esemplari di querce sempreverdi secolari, affiancate da specie lianose e rampicanti. In alcuni punti, queste caratteristiche hanno reso il territorio così intricato da apparire quasi impenetrabile, ricordando l’aspetto di una fitta foresta.

Anche la fauna ha rivelato la sua ricchezza. Il Bosco del Cugnolo è popolato da uccelli molto vivaci come il gruccione, una specie migratrice nota per i suoi colori brillanti, e da mammiferi come volpi e tassi, che trovano nell’intrico del sottobosco un habitat ideale per la loro vita.

Il modo migliore per attraversare l’area è stato seguire il suo percorso ellissoidale ad anello. Lungo il cammino si è aperta un’ampia voragine creata dall’azione erosiva del Fosso Cupo. La particolare composizione della duna fossile, con sabbia e ciottoli cementati dalla pressione e dal tempo, ha conferito a questo lembo di territorio un aspetto simile a un canyon, testimoniando la lenta e costante azione dell’acqua.

Mano a mano che il sentiero si è fatto più stretto, ci si è inerpicati fino alla Grotta degli Amanti. Più che una grotta vera e propria, è corretto definirla una grande cavità con due ingressi, prodotta probabilmente da un cedimento del terreno o dalle infiltrazioni d’acqua nella roccia arenaria. Questo anfratto naturale è legato alla storia di due giovani, Antonio e Laurina, che qui trovarono rifugio nel 1911. La loro vicenda è entrata a far parte della memoria del luogo, unendo la storia umana a quella geologica e ambientale.

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