Italia: uccelli delle campagne in forte declino

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Avifauna rurale
Avifauna rurale

L’aggiornamento 2025 del rapporto sugli “Uccelli Comuni delle Zone Agricole in Italia” ha restituito una fotografia netta e allarmante sullo stato di salute del nostro ambiente rurale. Lo studio, frutto della collaborazione tra la Rete Nazionale della PAC e Lipu, ha confermato un declino preoccupante e continuo delle popolazioni di volatili strettamente dipendenti dalle pratiche agricole.

Al centro dell’analisi vi è il Farmland Bird Index (FBI), un indicatore aggregato che funziona come un vero e proprio termometro ecologico delle nostre campagne. Questo indice sintetizza l’andamento di un paniere di specie, come l’allodola, la rondine o la passera mattugia, la cui sopravvivenza è legata a doppio filo con il mondo agricolo. Quando l’indice scende, è il segnale inequivocabile di un profondo squilibrio nell’ecosistema.

I dati del nuovo rapporto hanno evidenziato come le popolazioni di queste specie si siano ridotte drasticamente negli ultimi decenni. Non si tratta di un semplice dato statistico, ma della cronaca di una sparizione silenziosa: suoni, colori e vita che vengono a mancare in paesaggi un tempo familiari. Specie che erano comuni stanno diventando sempre più rare, vittime dirette della trasformazione dei loro habitat.

Le cause di questo fenomeno sono state identificate con chiarezza. Il modello agricolo intensivo, basato su vaste monoculture, ha cancellato quel mosaico di ambienti (siepi, filari, piccoli stagni, aree incolte) che offriva cibo e rifugio all’avifauna. L’impiego massiccio di pesticidi ed erbicidi ha inoltre decimato le popolazioni di insetti, principale fonte di cibo per molti uccelli durante il periodo riproduttivo, e contaminato le risorse idriche e le sementi.

La semplificazione del paesaggio agricolo rende di fatto impossibile per molte specie completare il proprio ciclo vitale, dal reperimento del cibo alla nidificazione. La perdita di questi volatili non è solo un danno per la biodiversità. Essi svolgono un ruolo insostituibile come regolatori naturali di insetti parassiti, impollinatori e dispersori di semi. Il loro declino è la spia di un sistema produttivo che sta diventando insostenibile e sempre più dipendente da input chimici esterni.

Il rapporto è quindi anche un appello a un’inversione di rotta. Lipu e le altre organizzazioni coinvolte sollecitano un cambiamento deciso nell’applicazione della Politica Agricola Comune (PAC). Sarà fondamentale orientare i fondi per premiare gli agricoltori che adottano pratiche virtuose: il ripristino di elementi naturali nel paesaggio, la creazione di fasce ecologiche e la riduzione drastica della chimica di sintesi. Il futuro delle nostre campagne dipenderà dalla capacità di coniugare produzione alimentare e tutela della natura.

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