NAPOLI – Alle prime luci dell’alba Napoli si è svegliata con il rumore delle sirene e i lampeggianti che illuminavano i palazzi. Scene che, per chi vive nei vicoli del centro storico, hanno un solo significato: lo Stato è arrivato. E questa volta non è venuto per una semplice perquisizione. I carabinieri del Nucleo Investigativo e gli uomini della Squadra Mobile, in un abbraccio operativo senza precedenti, hanno dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare, firmate dai gip Fabrizia Fiore, Luca Rossetti, Federica Colucci e Simona Capasso. I numeri sono da bollettino di guerra: 71 arrestati, 187 indagati in totale. È il “giorno del giudizio” per i vertici dei due cartelli criminali che da decenni si contendono l’anima e il sangue della città: i Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano, composta dai clan Contini del centro, Mallardo di Giugliano e Licciardi della Masseria Cardone di Secondigliano.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, è un viaggio nell’abisso della divisione territoriale e nelle usanze delle famiglie che hanno scritto e stanno scrivendo la storia criminale della città. Vere e proprie dinastie di malavitosi, colpite con una spallata senza precedenti. Gli investigatori hanno ridisegnato la geografia del male, identificando i capi, i reggenti e i soldati semplici dei clan Contini e Savarese-Pirozzi. Il centro storico è stato sezionato: ogni vicolo, ogni piazza ha un “padrone”. Un controllo che non si limita alle carte geografiche, ma che si sostanzia nel “presidio stabile” degli affiliati. Uomini armati fino ai denti, pronti a fare fuoco per un’occhiata di troppo o per un confine valicato. La disponibilità di armi emersa dalle intercettazioni è spaventosa: un arsenale diffuso, pronto a trasformare Napoli in un poligono di tiro a cielo aperto.
Ma il cuore pulsante e nero di questa inchiesta è il sangue. Le ordinanze mettono finalmente un punto fermo su una scia di morte che ha sconvolto la città tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. È stato identificato un 31enne ritenuto coinvolto nell’omicidio di Emanuele Durante, 20enne ucciso in un agguato il 15 marzo 2025. Un delitto che i magistrati collegano a doppio filo a un’altra tragedia: quella di Emanuele Tufano, il 15enne caduto sotto i colpi di pistola il 24 ottobre 2024, nel pieno di uno scontro tra le paranze della Sanità e quelle di piazza Mercato. Vite giovanissime bruciate sull’altare di una guerra tra clan che non risparmia nessuno, nemmeno chi ha ancora la cartella di scuola sulle spalle. Il potere della camorra, però, non si misura solo in proiettili, ma anche in simboli. Durante le perquisizioni, gli agenti si sono trovati davanti veri e propri tesori.
Nelle casseforti e negli appartamenti blindati dei boss sono spuntate borse griffate, gioielli da capogiro, orologi di lusso dal valore di centinaia di migliaia di euro e bottiglie di champagne pregiato. Ma anche il lato più “pragmatico” del business criminale: mazzette di contanti, cambiali e libri contabili degli “stipendi” da pagare agli associati. Insieme alle manette è scattato il sequestro preventivo: conti correnti, immobili di pregio e società commerciali con tentacoli che si allungano ben oltre i confini della Campania, raggiungendo diverse regioni del Nord Italia. Un impero economico costruito sulle estorsioni ai commercianti e sul controllo capillare dello spaccio di droga. Napoli tira un sospiro di sollievo, ma è un respiro corto. L’operazione di ieri ha decapitato i vertici, ha tolto l’ossigeno finanziario ai clan. Resta però la consapevolezza di una città ferita, dove i cartelli Mazzarella e Alleanza di Secondigliano continuano a rigenerarsi.





















