Gli Usa intensificano gli attacchi sull’Iran. E Teheran ora minaccia Trump

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Donald Trump e Mark Rubio (foto LaPresse)
Donald Trump e Mark Rubio (foto LaPresse)

WASHINGTON (Andrea Capello) – Mentre missili e droni continuano a volare in tutto il Medio Oriente, la questione economica prende ogni giorno maggiore spazio e aumentano le preoccupazioni nell’ambito del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il punto principale resta il transito delle navi dallo Stretto di Hormuz. In una telefonata i leader di Italia, Regno Unito e Germania, Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz, hanno concordato sulla vitale importanza della libertà di navigazione per le navi che attraversano queste acque. Starmer, secondo Downing Street, avrebbe aggiornato i colleghi sulle misure difensive adottate dal Regno Unito nella regione negli ultimi giorni a sostegno dei partner del Golfo. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno prima annunciato, e poi smentito, di aver scortato una petroliera nel tratto di mare che separa Teheran dai Paesi arabi, mentre l’intelligence americana ha lanciato un allarme secondo cui i Pasdaran starebbero adottando misure per installare mine nello Stretto, uno scenario che avrebbe conseguenze potenzialmente devastanti per il mercato mondiale del greggio.

Non si abbassa neppure il volume delle schermaglie verbali tra i principali attori del conflitto. Donald Trump ha minacciato attacchi “venti volte più forti” qualora l’Iran fermasse i flussi di petrolio, ricevendo una risposta immediata da Teheran per bocca di Ali Larijani: “Badate a non essere voi, invece, a scomparire”, ha dichiarato il responsabile della sicurezza nazionale iraniana. Un monito è arrivato anche dal presidente Masoud Pezeshkian, secondo cui “chiunque coltivi la ingenua illusione di distruggere l’Iran non sa nulla della storia né del passato”. “I distruttori – ha aggiunto – sono venuti e se ne sono andati; l’Iran è rimasto”. Lo stesso Pezeshkian ha avuto nelle ultime ore un colloquio con Vladimir Putin, a meno di 24 ore da quello tra il leader del Cremlino e Donald Trump. Mosca ha ribadito che la sua posizione resta quella di una “rapida de-escalation” che possa portare a una risoluzione attraverso mezzi politici.

In merito alla telefonata tra Putin e Trump, l’inviato speciale americano Steve Witkoff ha riferito che Mosca avrebbe negato al tycoon le notizie relative alla condivisione di informazioni di intelligence con l’Iran. “Possiamo credergli sulla parola”, ha dichiarato Witkoff. Il fronte della de-escalation sembrerebbe crescere anche all’interno dell’amministrazione Trump: il Wall Street Journal ha infatti riferito che alcuni consiglieri della Casa Bianca stanno esortando il presidente americano a trovare una “exit strategy” dal conflitto, sostenendo che l’esercito abbia già raggiunto in gran parte i suoi obiettivi. Secondo l’ultimo aggiornamento del Pentagono, dall’inizio dell’operazione “Epic Fury” le forze armate statunitensi contano otto vittime e circa 140 militari feriti, di cui otto in maniera grave.

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