Attacchi aerei hanno colpito quattro depositi e un terminale di trasferimento di petrolio a Tehran e nella provincia di Alborz, in Iran. L’azione militare, avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 marzo, ha provocato vasti incendi e la dispersione di una densa nube tossica sulla regione.
Le colonne di fumo nero che si sono levate sulla capitale hanno azzerato la visibilità e reso l’aria irrespirabile. La fuliggine ha ricoperto strade ed edifici, costringendo le attività commerciali all’aperto a chiudere.
L’agenzia ambientale locale ha raccomandato ai residenti di evitare ogni attività esterna. Il fumo conteneva un mix pericoloso di inquinanti: particolato carbonioso, ovvero la fuliggine, e idrocarburi policiclici aromatici, sostanze chimiche presenti nel petrolio greggio. La combustione ha inoltre liberato ossidi di zolfo e di azoto.
A peggiorare la situazione ha contribuito la natura del combustibile andato a fuoco. I depositi contenevano infatti petrolio greggio, una miscela non ancora raffinata che, bruciando, diffonde una gamma molto più ampia di composti tossici rispetto ai carburanti trattati come la benzina.
Insieme ai derivati del petrolio, si presume che nell’atmosfera siano state immesse anche particelle di cemento, vetro e plastica, rilasciate dalla distruzione degli edifici colpiti durante i raid.
Nei giorni successivi, precipitazioni intense si sono abbattute su Tehran, una metropoli da 10 milioni di abitanti. La pioggia, definita ‘nera’ per il suo colore, ha trasportato al suolo gli inquinanti sospesi nell’atmosfera, sollevando un grave allarme per le piogge acide.
La Mezzaluna Rossa iraniana ha avvertito la popolazione dei pericoli. Le piogge acide si formano quando il vapore acqueo reagisce con inquinanti come il diossido di zolfo e gli ossidi di azoto, raggiungendo un livello di acidità (pH) inferiore a 5.6, dannoso per gli ecosistemi e le strutture.
Le conseguenze per la salute dei cittadini si sono manifestate con sintomi immediati come mal di gola e bruciore agli occhi. Le autorità sanitarie hanno messo in guardia sul rischio di “ustioni chimiche della pelle e gravi danni ai polmoni” in caso di esposizione diretta alle precipitazioni.
Esiste inoltre una forte preoccupazione per la possibile contaminazione della rete idrica cittadina, che potrebbe essere stata compromessa dal deflusso delle acque acide. A lungo termine, i rischi sono ancora più seri: le particelle inalate possono penetrare nel sistema circolatorio, aumentando l’incidenza di patologie cardiovascolari, malattie polmonari, diabete e tumori.
L’impatto ambientale è altrettanto grave. Le piogge acide danneggiano la vegetazione, alterano l’equilibrio chimico di laghi e fiumi minacciando la vita acquatica e accelerano la corrosione degli edifici.



















