Addio Mondiali, l’Italia perde ai rigori in Bosnia: azzurri a casa per la terza volta consecutiva

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Moise Kean of Italy during the final soccer match for the qualification for the 2026 World Cup between Bosnia Herzegovina and Italy at the Stadion Bilino Polje in Zenica, Bosnia Erzegovina. - March 31 , 2026. Sport - Soccer . (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)
Moise Kean of Italy during the final soccer match for the qualification for the 2026 World Cup between Bosnia Herzegovina and Italy at the Stadion Bilino Polje in Zenica, Bosnia Erzegovina. - March 31 , 2026. Sport - Soccer . (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)

ROMA – L’Italia sprofonda ancora. E stavolta fa ancora più male. Non è più un episodio, ma la conferma di un sistema che non funziona e che, per la terza volta consecutiva, lascia gli azzurri fuori dal Mondiale.

La sentenza arriva a Zenica, al termine di una gara che diventa la fotografia perfetta del declino. L’Italia parte con personalità e trova subito il vantaggio: pressing alto su Vasilj, palla recuperata, assist di Barella e Kean che non sbaglia. Sembra la svolta, ma dura pochissimo. La Bosnia reagisce, alza i ritmi e prende il controllo del gioco. Gli azzurri faticano a uscire, concedono campo e iniziano a soffrire.

Il punto di rottura arriva al 41’: Bastoni stende Memic lanciato a rete, rosso diretto. Da quel momento la partita cambia volto. L’Italia si abbassa, Gattuso corre ai ripari ridisegnando la squadra, ma l’inerzia è ormai tutta dalla parte dei padroni di casa.

Nella ripresa è un assedio continuo. Donnarumma tiene a galla gli azzurri con più interventi decisivi, mentre Kean ha l’unica grande occasione per chiuderla ma spreca davanti al portiere. Al 79’ arriva il pareggio: cross dalla destra, colpo di testa, prima respinta e poi Tabakovic trova il tap-in che riaccende lo stadio.

Si va ai supplementari, con l’Italia stanca ma ancora in partita. Qualche tentativo isolato, ma è la Bosnia a spingere con più convinzione. Gli azzurri resistono e portano la sfida ai rigori, dove però si materializza l’ennesimo incubo: errori decisivi di Esposito e Cristante, festa bosniaca e lacrime azzurre.

Non basta neppure l’ennesimo cambio in panchina. Dopo il fallimento del progetto Spalletti, esonerato in corsa dopo il ko in Norvegia e un cammino già compromesso, la Federazione si era affidata a Gennaro Gattuso. Cuore, appartenenza, pragmatismo: ma non è bastato. “Chiedo scusa, non ce l’ho fatta”, ha detto a fine gara, visibilmente provato.

Il problema, però, va oltre l’allenatore. Lo aveva ammesso lo stesso Gravina nel 2024: mancare il Mondiale significa non aver trovato una soluzione a un progetto. Oggi quella frase pesa come una condanna. Dal 2018 a oggi il bilancio è impietoso: Svezia, Macedonia del Nord, Bosnia. Tre eliminazioni consecutive che certificano il ridimensionamento del calcio italiano.

Una nazionale quattro volte campione del mondo trasformata in spettatrice. Il dato più inquietante è generazionale: tanti ragazzi non hanno mai visto l’Italia giocare un Mondiale. Un vuoto storico che racconta meglio di qualsiasi statistica la profondità della crisi.

Intanto esplode la polemica. La Lega chiede una rifondazione, partendo dalle dimissioni di Gravina. Ma il nodo è più profondo: mancano programmazione, valorizzazione dei giovani e una visione chiara.

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