
COVERCIANO – Il giorno più lungo, parafrasando un celebre film con John Wayne. È quello del calcio italiano all’indomani della clamorosa terza eliminazione consecutiva dalla fase finale dei Mondiali di calcio. L’ultima apparizione degli azzurri resta così quella del 2014 in Brasile, ora bisognerà attendere il 2030 in Spagna e Marocco per regalare alle giovani generazioni le emozioni che i padri e i nonni hanno vissuto in un passato glorioso, fatto di 4 titoli di Campioni del Mondo.
Il giorno dopo il ko di Zenica contro la Bosnia ai rigori, sul banco degli imputati più che il ct Rino Gattuso e i giocatori ci finisce il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina. Le sue parole nel dopo partita, la strenua difesa della sua posizione e lo scivolone del confronto con gli altri sport più vincenti definiti “dilettantistici” hanno fatto scoppiare un autentico terremoto con una richiesta unanime di dimissioni.
Ha iniziato nella notte il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, poi sono arrivate come autentiche bordate le parole del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Il calcio italiano “va rifondato” partendo da “un rinnovamento dei vertici della Figc”, ha detto senza mezzi termini il ministro con riferimento alla posizione di Gravina. “Ringrazio la squadra e il suo allenatore per l’impegno che hanno dimostrato anche in Bosnia, ma è evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc – ha aggiunto a chiare lettere il ministro – Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. I nostri atleti ci hanno regalato enormi soddisfazioni in tante discipline, e io reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”.
“Penso che quando una organizzazione nel suo complesso buca un Mondiale è chiaro che i vertici devono assumersi le responsabilità. Perché penso che prima ci sia la coscienza individuale e questo sembra non emergere minimamente, mi aspetto risposte più centrate dal presidente della Federcalcio”, ha aggiunto successivamente. “Quando uscimmo dal Mondiale in Brasile Abete si dimise, lo stesso fece Tavecchio nel 2018 con un commissariamento doppio anche della Lega di A”, ha ricordato Abodi che ha poi invitato anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio “a valutare tutte le forme tecniche compatibili, perché potrebbero esserci i presupposti” di un commissariamento.
Dal canto suo Gravina si è barricato da questa mattina nella sede della Figc in via Allegri, oggetto tra l’altro di atti di vandalismo con lancio di uova contro il muro d’ingresso e aiuole divelte. “Come sto? Bene, bene”, si è lasciato scappare il numero uno del calcio italiano prima di immergersi nel suo ufficio. Dopo ore di riflessione è trapelato che oggi si terrà una prima riunione con le componenti federali, dopo la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale di calcio. Il tutto in vista del consiglio federale che lo stesso Gravina ha annunciato di voler convocare per la prossima settimana, dopo la sconfitta in Bosnia.
In via Allegri, Gravina farà il punto con i presidenti della Lega di serie A, serie B, Lega Pro, Aic e Aiac, per capire se ancora gode dell’appoggio del consiglio oppure sia il caso di farsi da parte. Nonostante Gravina provi a difendere la sua posizione con tutte le sue forze, provando anche a rilanciare con la conferma del ct Rino Gattuso, è inevitabile ragionare su una sua possibile successione. Il nome forte che in queste ore sta emergendo è quello di Giovanni Malagò, l’ex presidente del Coni è reduce dallo straordinario successo delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina e in primis dai presidenti di Serie A è considerato l’uomo giusto per provare ad uscire dalle sabbie mobili in cui si è cacciato il calcio italiano.

















