NOMI E FOTO. Market della droga a Mondragone: 7 misure cautelari. Smantellata piazza di spaccio gestita da una famiglia

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Luigi Palumbo
Luigi Palumbo

MONDRAGONE – Un vero e proprio “market della droga” gestito all’interno di un’abitazione privata, dove i clienti entravano e uscivano a colpi di dosi di cocaina e crack. È quanto emerso dalla complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere ed eseguita all’alba di oggi dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone.

Il bilancio dell’operazione conta un arresto in carcere, Luigi Palumbo (era già ai domiciliari), 49 anni; tre persone ai domiciliari (Fernando Palumbo, 24 anni, Ernesto Palumbo, 26 anni e Antonio Musto, 58 anni), un divieto di dimora nel comune domizio (Angelo Romano, 45 anni) e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria (Salvatore Rinaldi, 27 anni e Felice Galluccio, 59 anni). Due gli indagati a piede libero. Si tratta di Emanuele Iacobucci, 28 anni e Gaetano Abbate, di 45 anni. Sono tutti di Mondragone ad accezione di Musto (Napoli) e Abbate (Aversa). Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti in concorso.

L’inchiesta è partita nell’ottobre del 2024, innescata dalle dichiarazioni di un soggetto che aveva segnalato una fiorente attività illecita gestita prevalentemente dai membri di uno stesso nucleo familiare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo si riforniva nell’area di Napoli Nord grazie ai contatti con un fornitore già detenuto. Il quartier generale dello spaccio era stato stabilito nella residenza del capostipite della famiglia il quale, paradossalmente, gestiva il flusso degli acquirenti nonostante si trovasse già agli arresti domiciliari.

In alcuni casi gli scambi avvenivano direttamente in casa, mentre in altri erano gli spacciatori a muoversi per le strade di Mondragone per raggiungere i clienti. Un episodio emblematico del clima di sfida alle istituzioni si è verificato durante una perquisizione: il detenuto domiciliare, nel tentativo di cancellare le prove, ha ingerito la sostanza stupefacente davanti ai militari per sottrarla al sequestro.

Le indagini hanno tratto forza anche da un episodio avvenuto nel gennaio 2025. All’epoca, due degli odierni indagati furono arrestati insieme alla compagna di uno di loro dopo un rocambolesco inseguimento per le vie della città. In quell’occasione i Carabinieri recuperarono un borsello contenente circa mille euro in contanti e decine di dosi tra cocaina e crack, oltre a due “panetti” di polvere bianca ancora da tagliare.

Attraverso quattro mesi di attività tecniche e riscontri sul campo, i militari hanno documentato decine di cessioni di stupefacenti, delineando con precisione i ruoli di ciascun componente. È doveroso ricordare che le misure eseguite oggi sono state disposte in sede di indagini preliminari e i destinatari sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Le indagini presero il via in seguito alla notizia di reato appresa dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Mondragone. Il primo caso fu osservato nei pressi di un negozio di arredamenti; Fernando Palumbo, passeggero privo di casco a bordo di una moto, scambiava qualcosa con una persona che procedeva a piedi.

Dalle prime indagini emerse che il luogo in cui abitava Luigi Palumbo in via Compasso era la base per la gang. Emerso poi che gli appuntamenti per la consegna dello stupefacente, cocaina e crack in particolare, erano all’esterno di un bar e di una pizzeria. Il leader della gang dello spaccio è considerato Luigi Palumbo; coinvolti anche i figli Ernesto e Fernando.

Dalle indagini emerge anche che i Palumbo, per ripianare i debiti che avevano contratto con i fornitori, a un certo punto impressero una svolta all’attività di spaccio per vendere più stupefacente e incassare più soldi. Da una intercettazione captata dagli investigatori emerse come il debito contratto da Luigi Palumbo con i fornitori ammontava a circa 30mila euro.

La situazione era tale che lo stesso Palumbo sostenne che in pratica l’attività di spaccio era necessaria soltanto per pagare i debiti contratti in precedenza. Quello che restava, a quanto pare poco, era per il loro sostentamento. Lo smercio di droga fruttava comunque in alcuni giorni anche 800 euro, soldi che però non bastavano mai proprio per i debiti a cui fare fronte.

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