Italia, efficienza energetica: mercato a 11 miliardi

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Efficienza energetica
Efficienza energetica

Il mercato italiano dell’efficienza energetica è entrato in una fase di normalizzazione dopo l’eccezionale crescita legata agli incentivi edilizi. Secondo uno studio presentato da AGICI, il valore del comparto scenderà a circa 11 miliardi di euro nel 2024, in netto calo rispetto agli oltre 16 miliardi registrati nel 2023. Questa contrazione segna il passaggio a un panorama più selettivo e industriale.

La fine della spinta propulsiva del Superbonus ha riportato il settore su livelli più sostenibili. Tra il 2020 e il 2023, i ricavi erano passati da 6 a oltre 16 miliardi, un’espansione trainata da condizioni difficilmente replicabili. Con la riduzione del giro d’affari, si è assistito a una compressione dei margini, facendo emergere le differenze tra i vari modelli di business.

In questo nuovo scenario, gli operatori più strutturati stanno consolidando la loro posizione. Le prime 50 Energy Service Company (ESCo) concentrano oggi oltre l’80% del mercato, per un valore di circa 9 miliardi di euro. Le aziende integrate hanno mostrato maggiore stabilità, mentre quelle più dipendenti dagli incentivi hanno subito una maggiore volatilità. Il focus si è quindi spostato sulla solidità finanziaria e sulla capacità di generare valore nel lungo periodo.

L’analisi ha evidenziato una crescente polarizzazione tra gli operatori. Da un lato ci sono le aziende “best in class”, con bassa leva finanziaria e buona redditività. Dall’altro, si trovano imprese in tensione finanziaria, con alto indebitamento e bassa profittabilità, più esposte alla contrazione del mercato. In questo contesto, l’equilibrio tra redditività e indebitamento è diventato un fattore decisivo per la sopravvivenza.

La domanda di interventi di efficientamento rimane trainata principalmente dalla necessità di ridurre i costi energetici. Tuttavia, gli investimenti delle imprese sono ancora limitati. Un’indagine su 250 aziende ha rivelato che negli ultimi cinque anni si sono privilegiati interventi standard come la sostituzione dell’illuminazione (59%), l’installazione di impianti fotovoltaici (53%) e le pompe di calore (43%). La maggior parte delle aziende ha investito meno di 100 mila euro.

Le barriere principali che frenano investimenti più consistenti sono la scarsa redditività percepita dei progetti, gli ostacoli burocratici per accedere ai sostegni pubblici e i lunghi tempi di ritorno economico. Gli stessi incentivi sono spesso giudicati insufficienti o di difficile accesso, limitando la diffusione di interventi più complessi e integrati.

L’efficacia delle politiche pubbliche varia notevolmente. I Titoli di Efficienza Energetica (TEE) si sono confermati tra gli strumenti più virtuosi, generando un grande risparmio energetico con una spesa contenuta. Al contrario, il Superbonus, pur avendo avuto un impatto energetico significativo, ha comportato una spesa pubblica molto elevata, pari a 126 miliardi di euro.

Il futuro del settore sembra indirizzato verso un consolidamento, con un’accelerazione delle operazioni di fusione e acquisizione. La selezione degli investimenti si baserà sempre più sulla capacità di generare flussi di cassa stabili, avvicinando il comparto a un modello di tipo infrastrutturale. L’integrazione tra efficientamento e produzione da fonti rinnovabili sarà cruciale per migliorare la sostenibilità economica dei progetti e renderli più attraenti per gli investitori.

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