Italia: promosso quasi l’80% delle acque sotterranee

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Risorse idriche
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L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha pubblicato il nuovo “Rapporto sullo stato delle acque in Italia”, un documento fondamentale che traccia un bilancio dettagliato della salute dei nostri corpi idrici in vista del quarto ciclo di gestione previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE). Il rapporto si basa sui dati raccolti nel terzo ciclo e offre una fotografia complessa, con luci e ombre, della situazione nazionale.

Il dato più incoraggiante riguarda le acque sotterranee. Su un totale di 1.007 corpi idrici analizzati, quasi l’80% ha raggiunto uno stato quantitativo “buono”. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il prelievo di acqua dalle falde non supera la loro capacità naturale di ricarica, garantendo un equilibrio sostenibile. Dal punto di vista chimico, la situazione è leggermente meno rosea ma comunque positiva, con il 70% delle falde che risulta in “buono stato”, indicando una concentrazione di inquinanti come nitrati e pesticidi al di sotto delle soglie di legge.

Decisamente più critica appare la condizione delle acque superficiali, che includono fiumi, laghi, acque di transizione (come le lagune) e marino-costiere. Su un totale di oltre 7.700 corpi idrici monitorati, solo il 43,6% raggiunge uno stato ecologico “buono” o superiore. Lo stato ecologico valuta la salute complessiva dell’ecosistema acquatico, considerando la struttura e la composizione delle comunità biologiche (pesci, invertebrati, piante acquatiche). Un valore così basso indica che oltre la metà dei nostri fiumi e laghi soffre di alterazioni significative, spesso legate a pressioni umane.

Migliore, invece, il quadro relativo allo stato chimico delle acque superficiali: oltre il 75% di esse risulta “buono”. Questo dato, apparentemente in contraddizione con quello ecologico, segnala che l’inquinamento da specifiche sostanze chimiche prioritarie definite a livello europeo è relativamente sotto controllo. Tuttavia, la discrepanza evidenzia come la salute di un ecosistema dipenda da un insieme di fattori ben più ampio della sola assenza di specifici contaminanti.

Un progresso notevole registrato dal rapporto è la drastica diminuzione dei corpi idrici, sia superficiali che sotterranei, classificati in “stato sconosciuto”. Questo miglioramento testimonia l’efficacia degli investimenti nel potenziamento delle reti di monitoraggio su tutto il territorio nazionale, una condizione indispensabile per una gestione informata delle risorse.

Guardando al futuro, il documento esprime un cauto ottimismo. Le aspettative indicano un miglioramento nel raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale entro il 2027, data chiave stabilita dalla Direttiva europea. Il rapporto ISPRA non si limita a presentare statistiche, ma fornisce anche una base informativa cruciale per orientare le prossime strategie di gestione e le misure necessarie per proteggere e risanare il nostro prezioso patrimonio idrico.

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