Rapporti clan Zagaria-Isvec: l’asse Petrella-Bosco per favorire Lombardi nell’appalto a Casapulla

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Francesco Petrella, Franco Lombardi e Luigi Bosco
Francesco Petrella, Franco Lombardi e Luigi Bosco

CASAPESENNA – La raccolta dei rifiuti urbani, il business degli indumenti usati e la logistica: sono i settori su cui Filippo Capaldo, nipote del capoclan Michele Zagaria, avrebbe disteso i suoi tentacoli. Un’infiltrazione nell’economia legale, costante, che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sarebbe avvenuta principalmente attraverso un manager. Chi? Franco Lombardi, sammaritano 53enne. Per i pm Andrea Mancuso e Maurizio Giordano della Dda, il ‘colletto bianco’ è intraneo al clan Zagaria, dove avrebbe ricoperto ruoli vitali per la cosca. Quali? Trasmettere agli affiliati messaggi di Capaldo, consegnare denaro per conto di Alfonso Ottimo, imprenditore di Frignano ritenuto dagli inquirenti legato al clan, e insinuarsi nella pubblica amministrazione attraverso relazioni collusive con esponenti politici di comuni casertani. In merito a questo aspetto, la contestazione prende sostanza, per la Procura di Napoli, in relazione alla società Isvec, attiva nel settore dell’igiene urbana, riconducibile a Ivano Balestrieri.

I politici

L’indagine, condotta dai carabinieri, sugli ipotizzati business di Capaldo, ha fatto emergere, stando alla tesi dei pm, anche i politici con cui Lombardi si sarebbe interfacciato per favorire le ditte che, in modi e intensità diverse, avrebbero avuto contatti con la galassia Zagaria. E tra questi sono spuntati Giovanni Zannini, consigliere regionale di Mondragone, e Francesco Petrella, ex assessore a Santa Maria Capua Vetere e fino a qualche giorno fa consigliere comunale di minoranza. Entrambi, per quanto è a nostra conoscenza, non risultano indagati nell’inchiesta della Dda che recentemente ha acceso i fari sul clan di Casapesenna, coinvolgendo 43 persone, tra le quali Lombardi, Balestrieri, Ottimo e Capaldo.

Il nodo consapevolezza

Estraneità all’inchiesta a parte, il vero nodo da sbrogliare riguarda un aspetto: l’eventuale consapevolezza di Zannini e Petrella. Qualora la ricostruzione degli investigatori sulla trama di relazioni si rivelasse corretta, i due erano a conoscenza dei presunti rapporti mafiosi di Lombardi? Il fatto che non compaiano tra i 43 indagati porta a ritenere che la Dda non abbia raccolto elementi per dimostrare tale contezza e, quindi, allo stato, non emergono elementi per ritenere che lo fossero (fermo restando che resta da dimostrare l’intraneità nel clan di Lombardi). Ad ogni modo abbiamo già scritto dell’ipotizzato impegno di Zannini, su impulso di Lombardi, a far aprire alla Isvec le porte del Comune di Mondragone, tra il 2019 e il 2020, e nello stesso periodo dell’impegno di Petrella di far ottenere alla Isvec un appalto a Casapulla, impegno che, secondo quanto ipotizzato dai carabinieri, sarebbe stato contraccambiato dal versamento di 10mila euro. Oggi su questa vicenda possiamo dare qualche dettaglio in più.

L’amico comune

Nel luglio del 2020, Lombardi, arrabbiato, contatta Petrella preannunciandogli che sarebbe andato via con la Isvec da Casapulla, perché l’ente aveva mosso nei confronti dell’azienda accuse infondate, dubitando dell’autenticità delle polizze fideiussorie. Petrella replica dicendo che avrebbe contattato il loro ‘amico in comune’. Per gli investigatori, l’‘amico in comune’ era Luigi Bosco, politico originario di Casapulla, dal 2015 al 2020 consigliere regionale e ora leader campano di Azione. Bosco non è presente tra i 43 indagati dell’inchiesta sugli Zagaria che ha coinvolto Lombardi (è accusato, invece, di concorso esterno al clan dei Casalesi nell’ambito di un’altra indagine – sempre della Dda di Napoli -, anche se il Riesame ha ritenuto, in sede cautelare, non sussistenti gli elementi per tale contestazione). Tornando alla conversazione, il manager sammaritano risponde che non aveva ricevuto alcun vantaggio nell’operazione commerciale e che c’era un problema con un dirigente. Petrella fa sapere che avrebbe risolto la questione e che avrebbero sistemato tutto in due ore. Conclusa la chiacchierata con Lombardi, Petrella parla con Bosco e dal dialogo emerge che il politico era consapevole del problema con l’azienda. Bosco rassicurava il sammaritano dicendo che avrebbe parlato con il sindaco e invitandolo a tranquillizzarsi e a tranquillizzare Franco (Lombardi, ndr).

La Isvec, stando all’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, del Ros e della Compagnia di Casal di Principe, sarebbe una delle società dove il gruppo Zagaria, attraverso Ottimo, avrebbe investito denaro. Come detto, l’indagine ha fatto emergere tracce di interessamenti anche in altre società, tra cui una che si occupa della raccolta di indumenti usati.

L’appalto a Portico

E sempre attraverso Lombardi, ipotizza l’accusa, sarebbe riuscito a ottenere un appalto a Portico di Caserta. Attraverso chi? Gli investigatori ipotizzano ancora Petrella, che avrebbe vantato buoni rapporti, parliamo sempre tra il 2019 e il 2020, con un dirigente dell’epoca.

L’indagine

Questi episodi, secondo la Dda, dimostrerebbero la capacità del gruppo Zagaria, principalmente attraverso Filippo Capaldo, delfino del capoclan Michele Zagaria, di insinuarsi nel tessuto dell’economia legale attraverso appalti pubblici. Si tratta di ipotesi investigative tracciate nell’indagine che alcune settimane fa, su richiesta della Dda, aveva fatto scattare misure cautelari per Capaldo, Balestrieri, Lombardi, Ottimo e altri 19, provvedimenti recentemente annullati dal Riesame. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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