Addio a Evaristo Beccalossi, il fantasista dell’Inter

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Cronache sport calcio
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È scomparso a quasi 70 anni Evaristo Beccalossi, iconico numero 10 del calcio italiano. Colpito da una grave malattia, si è spento dopo un ricovero. Il suo nome è legato all’Inter e alla frase “Sono Evaristo, scusa se insisto”.

Attribuita al giornalista Beppe Viola o a Beccalossi stesso, quella rima riassumeva il suo stile: un trequartista insistente, geniale nel dribbling e nell’assist. Gianni Brera lo aveva soprannominato “Dribblossi”, scrivendo che vedeva autostrade dove altri scorgevano viottoli.

Antitesi dei calciatori moderni, Beccalossi mostrava poca propensione agli allenamenti e non nascondeva l’abitudine al fumo. Il suo era un calcio istintivo, imparato negli oratori di Brescia, fatto di tunnel irriverenti che potevano costare falli molto duri.

L’Inter lo ha acquistato dal Brescia nel 1978, un anno dopo Alessandro Altobelli, con cui formava una coppia perfetta. Beccalossi ha conquistato subito i tifosi e li ha guidati allo Scudetto del 1980, firmando una doppietta decisiva nel derby vinto 2-0 contro il Milan.

Altra impresa di quella stagione è stata il 4-0 inflitto alla Juventus. Un’immagine simbolo lo ritrae con la palla circondato da quattro avversari. “Prendetela, se ci riuscite”, avrebbe detto loro, incarnando lo spirito “bauscia” amato dal pubblico interista.

La sua figura è entrata nel mito anche per un episodio sfortunato. Nel settembre 1982, in Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava, ha sbagliato due rigori consecutivi. L’evento ha ispirato un monologo di Paolo Rossi e la canzone “Il fantasista” di Enrico Ruggeri.

Uno dei più grandi rimpianti della sua carriera è stata la mancata convocazione per il Mondiale del 1982. L’allora ct Enzo Bearzot lo considerava troppo individualista e poco adatto al suo gruppo. La sua esclusione, insieme a quella di Pruzzo, ha scatenato forti proteste.

Prima della partenza per la Spagna, Bearzot è stato contestato da una giovane tifosa interista. Il ct ha reagito con uno schiaffo, per poi scusarsi e spiegare le sue ragioni. L’Italia ha poi vinto il Mondiale e Beccalossi ha chiuso la carriera con zero presenze in Nazionale.

Dopo aver lasciato l’Inter nel 1984, ha giocato con Sampdoria, Monza e Brescia, chiudendo la carriera nelle serie minori mentre il calcio cambiava con la rivoluzione di Sacchi. Ha poi iniziato una seconda vita come opinionista televisivo e agente commerciale.

Evaristo Beccalossi è stato un personaggio unico, un gaudente affamato di vita. Resterà il simbolo di un calcio che non c’è più, fatto di genio, istinto e un’irriverenza che lo ha reso indimenticabile.

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