Le tensioni tra i tennisti e gli organi dirigenziali hanno un precedente storico. Una vera guerra per il professionismo ha infatti scosso lo sport tra gli anni ’60 e ’70, ridefinendone per sempre le regole economiche e sportive.
L’impulso è arrivato dal petroliere texano Lamar Hunt, che ha dato vita a un circuito parallelo: il World Championship Tennis (WCT). Da questa iniziativa è scaturita la rivoluzione che ha portato alla nascita dell’Era Open, il tennis come lo conosciamo.
All’epoca, il tennis era dominato da un rigido dilettantismo. Le regole vietavano ai giocatori di guadagnare denaro tramite lo sport, pena l’esclusione dai tornei dello Slam. Molti atleti ricevevano compensi non ufficiali, ma il sistema li esponeva al rischio costante di squalifiche.
In questo contesto, nel 1967, Hunt e il procuratore sportivo David Dixon hanno sfidato l’establishment. Hanno messo sotto contratto i migliori giocatori del tempo con ingaggi professionali, creando un gruppo soprannominato i “Fantastici Otto”, che includeva campioni come John Newcombe, Tony Roche e Cliff Drysdale.
L’impatto è stato immediato e dirompente. Newcombe, allora campione in carica a Wimbledon, passando al WCT ha messo in grave difficoltà gli organizzatori del torneo. Di conseguenza, già nel 1968, la federazione inglese ha aperto le porte dei Championships ai professionisti, inaugurando di fatto l’Era Open.
Il primo torneo “aperto” a tutti si è disputato a Bournemouth. Nel 1970 il circuito WCT ha integrato anche stelle già professioniste con un’altra associazione, come Rod Laver e Ken Rosewall.
La storia di Laver è emblematica: passato professionista nel 1963, non ha potuto partecipare ai Major per cinque anni, nel pieno della sua carriera. Nonostante questo stop forzato, rimane l’unico tennista ad aver completato il Grande Slam sia da dilettante (1962) sia da professionista (1969).
La frammentazione dei circuiti e i continui conflitti hanno reso necessaria un’organizzazione che tutelasse i giocatori. Nel 1972, Jack Kramer, Donald Dell e Cliff Drysdale hanno fondato l’Association of Tennis Professionals (ATP), un sindacato che si è rapidamente evoluto in una vera e propria struttura di governance sportiva.
L’ATP ha progressivamente unificato il calendario, portando alla scomparsa delle leghe concorrenti come la WCT. Anche il tennis femminile ha vissuto una trasformazione simile. Nel 1973, un gruppo di giocatrici guidate da Billie Jean King ha fondato la Women’s Tennis Association (WTA), con l’obiettivo di ottenere parità di trattamento e montepremi.





