Una polemica ha investito la Federazione Italiana Giuoco Calcio riguardo ai ruoli del futuro commissario tecnico Andrea Pirlo e del direttore tecnico Paolo Maldini. Al centro del dibattito è emerso un presunto conflitto di interessi legato alle attività professionali dei loro rispettivi figli, Nicolò Pirlo e Christian Maldini, entrambi attivi nel mondo delle agenzie sportive.
La questione ha rievocato il precedente che nel 2016 coinvolse l’ex ct Marcello Lippi, ma un’analisi attenta delle normative e delle singole posizioni ha rivelato differenze sostanziali. Nicolò Pirlo, figlio di Andrea, collabora con la società You First/Garsh Sports, dove svolge mansioni di scouting e intermediazione. Allo stesso modo, Christian Maldini, primogenito di Paolo, è impiegato presso l’agenzia GR Sport di Beppe Riso, che rappresenta numerosi calciatori di primo piano, alcuni dei quali nel giro della Nazionale.
Il punto cruciale, che distingue nettamente questa situazione da quella del passato, risiede nello status professionale dei due giovani. Né Nicolò Pirlo né Christian Maldini hanno superato l’esame di abilitazione per la professione di agente sportivo. Di conseguenza, i loro nomi non compaiono nel Registro nazionale degli agenti sportivi, l’unico albo che conferisce la facoltà di rappresentare legalmente atleti e allenatori e di stipulare contratti per loro conto. Le loro attuali mansioni sono quindi da considerarsi di supporto o preparatorie, prive di potere decisionale e di firma.
Ben diversa fu la vicenda di Marcello Lippi otto anni fa. All’epoca, l’allenatore campione del mondo nel 2006 era stato designato come direttore tecnico della Nazionale, ma dovette rinunciare all’incarico. Suo figlio, Davide Lippi, era infatti un agente sportivo affermato e regolarmente iscritto all’albo da oltre un decennio. Le normative federali sull’incompatibilità e sul conflitto di interessi, pensate per garantire la massima trasparenza e imparzialità nelle scelte federali, resero impossibile la coesistenza dei due ruoli. La norma mirava a prevenire che un dirigente FIGC potesse, anche involontariamente, favorire gli assistiti di un parente stretto.
Sulla base del quadro normativo vigente, la posizione di Pirlo e Maldini non configura quindi un’infrazione diretta. Tuttavia, il clamore mediatico e politico generato dalla vicenda potrebbe portare a ulteriori sviluppi. È probabile che durante il prossimo Consiglio Federale venga richiesto un chiarimento formale sulla questione, sia per fugare ogni dubbio sia per valutare l’opportunità di aggiornare i regolamenti per disciplinare anche le collaborazioni non ufficiali, chiudendo così eventuali zone grigie.




