Mourinho e l’Inter: “Nessuno di oggi nel mio Triplete”

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Cronache sport calcio
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José Mourinho è tornato a Milano in veste di testimonial per una campagna pubblicitaria. L’occasione ha permesso allo “Special One” di ripercorrere la sua carriera e di esprimere giudizi netti sul presente e sul passato del calcio, con un focus particolare sulla sua Inter del Triplete.

Il confronto con la squadra che ha appena vinto lo scudetto è stato inevitabile e il parere del tecnico portoghese è stato tranchant. “Mi piacciono tanti giocatori di questa Inter, ma nessuno avrebbe giocato nella squadra del Triplete”, ha affermato con sicurezza. Il suo giudizio si è esteso anche al confronto tra i centravanti: “Amo Lautaro, però amo Milito tre volte perché sto parlando di uno degli uomini del Triplete. Milito è stato uno di quelli che mi ha dato di più”.

L’allenatore ha poi commentato il percorso di Cristian Chivu, uno dei suoi ex giocatori ora tecnico. “Quando giocava non era un allenatore in campo. Ha fatto un percorso di formazione, ha allenato la Primavera dell’Inter per tre stagioni e si è preparato. Quest’anno ha avuto la fortuna che nessuna delle altre squadre è stata un competitor forte per lo scudetto, però vincere ti dà sempre credito”.

Sollecitato sul dibattito tra “giochisti” e “risultatisti”, Mourinho ha liquidato la questione con una battuta. “Il giochista vincente mi piace, il giochista perdente non mi piace”. Secondo il tecnico, contano sia le idee dell’allenatore sia la qualità dei giocatori, ma ha specificato che “la qualità dei giocatori è più importante”.

Tra i ricordi più amari della sua carriera, ha citato la semifinale di Champions League del 2005 tra il suo Chelsea e il Liverpool, decisa da un gol fantasma di Luis Garcia. “Ci fosse stata la Goal Line Technology, avremmo vinto e saremmo andati in finale”, ha sottolineato, rimpiangendo una decisione che ha considerato profondamente ingiusta.

Riguardo al suo legame con Milano, Mourinho ha ammesso di averla vissuta poco. “I miei luoghi del cuore sono San Siro, l’hotel dove ho firmato per l’Inter e il Duomo, il posto della festa”. Ha spiegato di aver vissuto a Cernobbio e di aver lavorato ad Appiano Gentile, una vita quindi lontana dal centro della metropoli.

L’allenatore ha anche parlato di una delle decisioni più difficili, quella di lasciare l’Inter per il Real Madrid subito dopo la vittoria della Champions League nel 2010. Un passaggio cruciale della sua carriera, iniziata quando, da vice di Louis van Gaal al Barcellona, ha scelto di “rischiare” e prendere in mano una squadra in prima persona.

Alla domanda su chi incarni l’eleganza nel calcio, non ha avuto dubbi: “Mi viene in mente subito Zidane. Vedere giocare Zizou era una bellezza”. Infine, uno sguardo al futuro, con una previsione sulla nazionale portoghese: “Il Portogallo può fare tutto. Ha una generazione incredibile, tecnicamente superiore a quella che ha vinto l’Europeo nel 2016”.

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