Assalto dei ‘fantasmi’ in scooter a Secondigliano. Rapina al distributore ‘Ecofuel’

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Rapina in una pompa di benzina di Secondigliano
Rapina in una pompa di benzina di Secondigliano

NAPOLI – Un confine invisibile, fatto di asfalto e polvere, dove la città sfuma nell’hinterland e la legge sembra fermarsi davanti al rombo di uno scooter. È via Limitone d’Arzano, un nervo scoperto tra Secondigliano e i comuni della corona nord, teatro sabato pomeriggio dell’ennesimo raid armato. Un assalto fulmineo, chirurgico, consumato sotto il sole ancora alto di un sabato di maggio, che ha trasformato la stazione di servizio Ecofuel nell’epicentro di una nuova ondata di terrore.

Le sequenze catturate dalle telecamere di videosorveglianza sembrano il frame di un poliziottesco anni ’70, se non fosse per la drammatica attualità del pericolo. Due uomini, i volti cancellati da cappucci e caschi, arrivano in sella a uno scooter. La targa è un rettangolo di nastro adesivo, un dettaglio che urla premeditazione. Il bersaglio è uno dei dipendenti della stazione. L’uomo intuisce il pericolo, capisce che quel mezzo che rallenta non è lì per un pieno. Tenta il tutto per tutto: una fuga disperata, a piedi, tra le corsie del distributore. Ma i banditi non gli lasciano scampo.

Lo raggiungono in pochi istanti, sbarrandogli la strada con la forza del motore e quella, ben più spaventosa, di una canna di pistola puntata al petto. Pochi secondi di stallo, il fiato corto, e il passaggio di mano: 500 euro, l’incasso di una giornata di lavoro, finisce nelle tasche dei criminali. Poi il colpo di gas e la sparizione nel dedalo di strade che collegano Arzano a Casavatore.

Non è solo un episodio di cronaca nera. È un sintomo. Sul caso lavorano senza sosta gli uomini del commissariato di Secondigliano, guidati dal vicequestore aggiunto Tommaso Pintauro. Gli investigatori stanno passando al setaccio ogni singolo fotogramma dei filmati, cercando un tatuaggio, un dettaglio dell’abbigliamento o un movimento particolare che possa tradire i rapinatori.

Il sospetto, che ormai è quasi una certezza tra gli inquirenti, è che ad agire sia una “batteria” di professionisti del settore. Lo schema è identico a quello già visto lo scorso 19 aprile, sempre qui, nello stesso impianto. Stesse modalità, stessa spregiudicatezza. La zona della rotonda di Arzano è diventata un terreno di caccia privilegiato: un punto nevralgico dove il traffico intenso garantisce ai malviventi la possibilità di mimetizzarsi in pochi istanti tra migliaia di veicoli diretti verso Melito, Casoria o il cuore di Napoli.

Tra i lavoratori e i commercianti dell’area nord serpeggia una rabbia che sa di rassegnazione. Non si rapina più solo col favore delle tenebre; i raid avvengono ormai in pieno giorno, sfidando i presidi delle forze dell’ordine e il flusso costante di automobilisti. Via Limitone d’Arzano non è più solo una strada di passaggio, ma un corridoio dell’illegalità predatoria.

L’obiettivo della polizia è ora ricostruire il percorso di fuga, monitorando le “scappatoie” utilizzate dai banditi per rientrare nei rioni popolari dopo i colpi. Nel frattempo, resta il trauma di chi, per 500 euro, ha visto la morte negli occhi dietro la visiera di un casco.

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