Per Lorenzo Colombo è iniziata una nuova fase della sua carriera. Dopo nove anni nelle giovanili del Milan e sei campionati in prestito, l’attaccante è diventato a tutti gli effetti un giocatore del Genoa. La prossima partita contro la squadra rossonera, in un Ferraris che si preannuncia esaurito, sarà la sua prima da avversario dopo il trasferimento definitivo.
L’operazione di mercato si è concretizzata con il verificarsi delle condizioni per l’obbligo di riscatto da parte del club ligure. Il Genoa ha versato 10 milioni di euro al Milan per il cartellino dopo che Colombo ha raggiunto e superato gli obiettivi stagionali: 7 gol, 35 presenze e la salvezza matematica della squadra.
Il giocatore ha espresso il desiderio di stabilirsi a Genova. “Da nessuna parte sono rimasto più di una stagione. Avevo in testa l’idea di mettere radici in questo club, lo sento un po’ come casa per la sua storia e per la passione che trasmette questo ambiente”, ha dichiarato Colombo. “Abbiamo messo le basi per il nostro domani”.
Un ruolo cruciale nella crescita della squadra è stato attribuito al tecnico De Rossi. “Al mister dobbiamo tanto, sia dal punto di vista caratteriale sia tattico”, ha spiegato l’attaccante. “È un grande motivatore, c’è grande sintonia con noi giocatori perché ha smesso da poco e si sente ancora uno del gruppo”.
Colombo ha poi riflettuto sull’importanza della mentalità. “Penso che l’aspetto mentale sia il più importante. Una persona molto importante mi ha detto che bisogna sempre cogliere gli aspetti positivi della vita. Un po’ come l’Araba Fenice che rinasce dalle proprie ceneri”.
Con la salvezza già acquisita, l’obiettivo è ora alzare l’asticella. “È il nostro desiderio e deve diventare un pensiero collettivo. Non bisogna accontentarsi né essere mediocri. Dobbiamo acquisire quella forma mentale che hanno i grandi campioni e le grandi squadre”.
Nel corso dell’intervista, ha ricordato anche il suo passato rossonero. Il paragone con Batistuta, ha rivelato, era nato per i capelli lunghi e la potenza del tiro. Il suo vero modello, però, è stato Zlatan Ibrahimović. “L’ho avuto come compagno di squadra, è stato qualcosa di difficile da raccontare. Averlo al fianco ti insegna cose che non puoi spiegare a parole. Lì ho compreso il campione che è stato”.
Infine, un pensiero per altri allenatori che hanno segnato la sua carriera, come Baroni a Lecce e D’Aversa a Empoli, definiti figure fondamentali per la sua crescita come punta centrale e come persona. Il tutto con la spinta del pubblico del Ferraris: “I tifosi sembrano entrare in campo, per un avversario è un clima pesante”.






