Svolta al processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, l’ex capo ultras dell’Inter ucciso il 29 ottobre 2022. Collegato in video dal carcere, Daniel D’Alessandro, uno dei presunti killer, ha confessato il delitto davanti alla Corte d’Assise di Milano, offrendo una ricostruzione dettagliata dei fatti e del contesto.
“Marco Ferdico mi disse che c’era la possibilità di prendere parte a questo omicidio. Non sapevo chi fosse Boiocchi. Mi vennero promessi dei soldi e accettai”, ha dichiarato l’imputato, arrestato in Bulgaria nell’aprile 2023. Il compenso, ha specificato, è stato di circa 15-16mila euro, ricevuti in piccole somme da Ferdico dopo l’agguato.
D’Alessandro ha ammesso di aver agito sotto l’effetto di stupefacenti: “C’è stato un momento di confusione perché ero sveglio da due giorni sotto effetto di cocaina”. Ha poi raccontato di aver preso lui la pistola dal complice Pietro Andrea Simoncini, vedendolo “incerto”. “Presi in mano la situazione. Quando vidi arrivare questa moto gli dissi ‘dammi la pistola che vado io'”.
Dopo l’esecuzione, ha descritto uno “stato di choc” e la fuga a bordo di un furgone, per poi disfarsi dell’arma gettandola in un laghetto. Durante la sua deposizione, ha rivolto le sue scuse ai familiari della vittima, attribuendo le sue “azioni senza responsabilità” alla grave dipendenza dalla cocaina che lo affliggeva in quel periodo.
Il quadro accusatorio è stato ulteriormente definito dalla testimonianza di Andrea Beretta, altro ex capo ultras dell’Inter, oggi collaboratore di giustizia. Beretta ha descritto le violente faide interne al tifo organizzato nerazzurro, degenerate in una lotta per il potere e il denaro che ha portato prima alla morte di Boiocchi e, successivamente, a quella di Antonio Bellocco.
“Sono finito in una spirale di violenza”, ha affermato Beretta, spiegando come l’ambiente della curva si fosse trasformato, passando dalla “fratellanza” a una vera e propria “guerra”. Ha ammesso di aver commesso “azioni indicibili” e di aver girato armato per difendere il suo “dominio”. “Ho messo in serio pericolo me e i miei familiari, ero in una strada senza uscita”.
L’ex ultras ha anche confessato il suo coinvolgimento diretto nella pianificazione dell’omicidio Boiocchi, avendo avuto il compito di “occuparsi dell’arma, della moto e dei soldi”. La sua testimonianza ha rivelato inoltre che esisteva un piano per eliminare anche lui e che fu proprio D’Alessandro ad avvertirlo del pericolo, nel tentativo di fermare la scia di sangue.







