Cassazione: l’acqua in caraffa al ristorante si paga

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Acqua caraffa
Acqua caraffa

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio che cambierà le abitudini nei ristoranti e nei bar italiani: l’acqua del rubinetto si può far pagare. Con una sentenza destinata a far discutere, i giudici hanno chiarito che nessuna legge obbliga un esercente a fornire gratuitamente acqua di rete, anche se di eccellente qualità. Il servizio associato, come l’uso di caraffe e bicchieri, giustifica un costo.

Il caso è nato in un hotel a cinque stelle di Corvara, in Alto Adige. Una cliente in vacanza, dopo aver speso 6.000 euro per il soggiorno, ha richiesto acqua in caraffa anziché quella minerale in bottiglia da 7 euro. Una scelta che privilegia la sostenibilità e il prodotto locale, considerando l’ottima qualità dell’acqua montana.

Al momento di saldare il conto, la donna ha trovato l’addebito per l’acqua potabile. Convinta che fosse una cortesia gratuita, come da prassi in molti locali, ha deciso di contestare la spesa. Ha così avviato una causa legale, partita dal Giudice di Pace e proseguita fino al terzo grado di giudizio.

Il suo ricorso è stato respinto in ogni sede. La sentenza definitiva della Cassazione, datata aprile 2024, ha messo un punto fermo sulla questione. I giudici hanno ribadito che “non esistono norme che obblighino alla gratuità” del servizio. Hanno anche ritenuto che l’addebito non compromettesse la “finalità turistica” del soggiorno di lusso pagato dalla cliente.

Questa decisione crea un precedente significativo con importanti risvolti ambientali. Far pagare l’acqua del rubinetto rischia di scoraggiare una scelta a impatto zero, spingendo i consumatori verso l’acqua in bottiglia, responsabile della produzione di rifiuti plastici e di emissioni di CO2 per il trasporto.

Se da un lato la sentenza riconosce il diritto del ristoratore a essere compensato per un servizio, dall’altro pone un potenziale freno alla diffusione di comportamenti più ecologici. Si apre così un dibattito sul valore economico di un bene comune e sull’incentivo a pratiche di consumo più consapevoli e sostenibili, soprattutto in un contesto di emergenza climatica.

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