Per Carmine Zagaria De Rosa il giusto successore di Fortunato a Casapesenna. Il pentito racconta i presunti incontri a Cancello Arnone con Cirillo, il fratello di Capastorta e Barone

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De Rosa e Cirillo
Marcello De Rosa e il suocero Giuseppe Cirillo (non indagati)
Carmine Zagaria

CASAPESENNA – “Un buon candidato per succedere a Fortunato Zagaria”. Di chi si tratta? Marcello De Rosa. E, anni dopo, proprio lui sarebbe diventato sindaco di Casapesenna. Tra quell’ipotetica investitura e l’effettiva elezione passò del tempo: ci furono l’arresto di Fortunato Zagaria, lo scioglimento del Comune per mafia e la gestione commissariale. Ma la notizia che oggi merita attenzione è il soggetto che avrebbe formulato quella valutazione: Carmine Zagaria, fratello del capoclan Michele Capastorta.

Una considerazione che adesso è nota perché a riferirla all’Antimafia è stato Francesco Zagaria (nel tondo), alias Ciccio ’e Brezza (nomignolo mutuato dalla località dove aveva un’azienda agricola). Un’informazione, a onor del vero, non freschissima: l’ex affiliato la comunicò pochi mesi dopo l’avvio del suo dialogo con i magistrati della Dda di Napoli, precisamente il 3 dicembre 2019. Ma ne siamo venuti a conoscenza solo ora. Come mai? Perché uno stralcio del verbale che la contiene (con diversi omissis) è allegato agli atti dell’inchiesta che due mesi fa aveva fatto scattare l’arresto, poi annullato dal Riesame, di Carmine Zagaria, accusato di essere oggi al vertice (insieme al fratello Antonio – pure lui arrestato e scarcerato) del gruppo mafioso.

Francesco Zagaria
Francesco Zagaria

Insomma, gli investigatori, tratteggiando la figura di Carmine Zagaria, hanno inserito le dichiarazioni dei tanti pentiti che hanno parlato di lui. E tra queste ci sono quelle rese da Ciccio ’e Brezza, che tirano in ballo pure Marcello De Rosa e il suocero Giuseppe Cirillo, ex patron del caseificio La Marchesa.
Chiariamolo subito: né De Rosa né Cirillo sono coinvolti nell’indagine, coordinata dai pm Maurizio Giordano e Andrea Mancuso, che aveva fatto scattare la misura cautelare per i germani di Capastorta e per altri 21 indagati.

Altro doveroso inciso: il racconto di un collaboratore di giustizia non rappresenta affatto una verità assoluta, ma va riscontrato e documentato. È capitato, infatti, che dichiarazioni di questo tipo siano state successivamente smontate. Ad ogni modo, i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno ritenuto le informazioni di Ciccio ‘e Brezza importanti per tracciare l’attuale profilo criminale di Carmine Zagaria.

Ritornando al verbale, Francesco Zagaria racconta che Giuseppe Garofalo, detto ’o marmularo, tra i fidati di Capastorta e con cui lui aveva uno stretto rapporto, gli parlò proprio di De Rosa per appoggiarlo alle elezioni comunali a Casapesenna. Ciccio ’e Brezza sostiene che, quando ’o marmularo gli riferì della designazione di De Rosa come candidato sindaco, gli tornarono in mente alcuni episodi avvenuti negli anni precedenti, precisamente tra il 2009 e il 2010.
Di che si tratta? Il pentito racconta ai pm che in quel periodo era solito recarsi in un bar a Cancello ed Arnone, indicato come quello “sotto la galleria”, dove incontrava frequentemente Carmine Zagaria, Giuseppe Cirillo e Michele Barone, altro fedelissimo di Capastorta e da oltre 10 anni collaboratore di giustizia. In quegli incontri, stando al narrato di Ciccio ’e Brezza, Cirillo avrebbe più volte parlato del genero, auspicando con Carmine Zagaria la sua candidatura a sindaco. E Carmine, dice il pentito, si sarebbe mostrato possibilista sull’operazione.

Il riferimento a De Rosa, secondo Ciccio ’e Brezza, non sarebbe rimasto confinato alle conversazioni con Cirillo e Barone. Carmine Zagaria ne avrebbe parlato anche direttamente con lui, ragionando sulla politica di Casapesenna e sulla possibilità che l’imprenditore potesse diventare sindaco. Nella parte finale del verbale datato 3 dicembre 2019, il collaboratore attribuisce al fratello di Capastorta un giudizio ancora più esplicito: De Rosa sarebbe stato considerato “un buon futuro candidato” per succedere a Fortunato Zagaria, “un candidato che avrebbe ricoperto lo stesso ruolo di Fortunato Zagaria per il clan”.

Fortunato Zagaria

Fortunato Zagaria è stato sindaco dal 1998 al 2008. Poi tornò primo cittadino nel 2009, dopo aver organizzato la sfiducia a Giovanni Zara: il terzo mandato durò fino al 2012, quando venne arrestato con l’accusa di concorso esterno al clan dei Casalesi e di aver minacciato proprio Zara (per le azioni dell’allora giovane sindaco contro il clan). A seguito dell’arresto di Zagaria, il Comune venne sciolto per infiltrazione mafiosa.

Passato il periodo di gestione commissariale, a diventare primo cittadino fu l’imprenditore dal profilo che, stando al racconto ora noto del pentito, sarebbe piaciuto a Carmine Zagaria. De Rosa venne eletto sindaco, carica che ha ricoperto fino al 2024, quando ha ceduto il testimone all’attuale prima cittadina Giustina Zagaria. De Rosa, che tra il 2024 e il 2025 è stato anche presidente della Provincia di Caserta, prima delle dichiarazioni di Ciccio ’e Brezza era stato indagato per concorso esterno al clan, ma la Dda ha poi archiviato le accuse.

La notizia dell’archiviazione fu resa nota nell’ottobre del 2019, circa due mesi prima delle dichiarazioni di Ciccio ’e Brezza da noi oggi riportate.

Per quanto riguarda Fortunato Zagaria, nel 2020 è stato condannato per le minacce a Zara, ma assolto dall’accusa di concorso esterno. Adesso è in corso il processo d’Appello nato dal ricorso dei legali di Fortunato Zagaria e non dalla Dda: quindi questo verbale, in cui Francesco Zagaria parla di lui, non potrà essere fatto confluire nel procedimento.

De Rosa a parte, Ciccio ’e Brezza racconta di queste ipotetiche e lunghe chiacchierate politiche avute alla presenza di Carmine Zagaria anche, come detto, con Cirillo. E Cirillo lo avevamo già incrociato nella prima inchiesta che rivelò la mafiosità di Ciccio ’e Brezza. Ne scrivemmo precisamente nel luglio del 2018. Cosa dicemmo? In sostanza, due soggetti indagati con Francesco Zagaria, intercettati dai carabinieri nel corso di una conversazione in auto, fecero riferimento a Cirillo considerandolo un protetto del boss Michele Zagaria.

Anche più recentemente ci siamo occupati di Cirillo. Era l’aprile 2024, in relazione all’interdittiva antimafia emessa per La Marchesa – Società Cooperativa Agricola, di cui Giuseppe Cirillo era stato presidente del consiglio di amministrazione fino all’ottobre 2021. La Prefettura, però, dopo aver emesso l’interdittiva, accolse la richiesta dell’azienda di adottare la ‘misura di prevenzione collaborativa’, che può essere applicata quando le presunte interferenze malavitose nella società, o le ipotetiche agevolazioni al clan, sono ritenute sporadiche. Per sei mesi la società è stata seguita da un funzionario incaricato di monitorarla (periodo ormai abbondantemente trascorso).

Lo ribadiamo: De Rosa, fresco di seggio sfiorato alla Regione – si era candidato con la lista di Clemente Mastella, Noi di Centro, di cui oggi è presidente campano – e il suocero, Giuseppe Cirillo, non sono coinvolti nell’indagine in cui sono state allegate le dichiarazioni di Ciccio ’e Brezza e, per quanto a nostra conoscenza, non risultano indagati per reati di mafia.

Francesco Zagaria, che ha reso le dichiarazioni oggetto dell’articolo, iniziò a muovere i suoi primi passi nella mafia della cosca di Casapesenna facendo da specchiettista in omicidi cruciali per le sorti dei Casalesi, come nell’agguato a Sebastiano Caterino l’evraiuolo, avvenuto a Santa Maria Capua Vetere nel 2003. Poi scalò la piramide mafiosa, occupandosi di estorsioni e appalti soprattutto nell’area di Capua e S. Maria Capua Vetere, arrivando a stringere rapporti con diversi colletti bianchi. Nei mesi scorsi gli è stato sospeso il programma di protezione, non in relazione al suo contributo informativo, ma perché la Direzione nazionale antimafia aveva segnalato il suo coinvolgimento in un’indagine per estorsione insieme a un familiare, per una condotta avvenuta durante la collaborazione. La Dda di Napoli ha poi archiviato questa contestazione e ora la difesa di Zagaria presenterà ricorso, incentrandolo proprio sull’archiviazione dell’indagine.

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