Italia, riciclo plastica in crisi: fatturato in calo

26
Riciclo plastica
Riciclo plastica

Il fatturato delle imprese italiane attive nel riciclo meccanico delle plastiche è calato per il terzo anno di fila, attestandosi a 685 milioni di euro, con una flessione dell’1,1% rispetto al 2024. Questo dato emerge dal report 2025 sul settore, elaborato da Plastic Consult per Assorimap e presentato l’11 giugno. A rendere il quadro ancora più complesso è il leggero aumento dei volumi prodotti, che hanno raggiunto le 850mila tonnellate (+2%), evidenziando una crescente divergenza tra produzione e redditività.

La crisi si è aggravata soprattutto nel secondo semestre del 2025. In questo periodo, le quotazioni dei materiali riciclati sono precipitate ai livelli più bassi dell’ultimo decennio, mentre i costi operativi hanno toccato i massimi storici. Questa combinazione letale ha compresso i margini economici delle aziende, portandoli vicini allo zero per la maggior parte dei polimeri trattati e mettendo a rischio la sopravvivenza di molte realtà industriali.

A pesare sui bilanci è stata anche l’impennata dei costi energetici, che a dicembre hanno superato i 135 euro al MWh, con un incremento di oltre il 40% rispetto ai valori del 2021. In questo scenario, Walter Regis, presidente di Assorimap-Confimi, ha descritto un mercato che di fatto non funziona più.

«Gli utili sono stati azzerati per tutte le imprese», ha dichiarato Regis. «Resistono solo quelle che possono contare su attività diversificate, come la raccolta o la selezione». Il presidente ha sottolineato come il problema superi i singoli bilanci aziendali: il riciclo meccanico rappresenta l’anello finale della filiera della raccolta differenziata e una leva strategica per ridurre il contributo nazionale alla Plastic tax europea. Indebolirlo significa minare le fondamenta dell’intero sistema di economia circolare.

L’unica eccezione in questo quadro negativo è rappresentata dal PET riciclato (R-Pet). Questo segmento ha superato le 228mila tonnellate prodotte ed è diventato, per la prima volta, quello con il fatturato più elevato del comparto, raggiungendo i 272 milioni di euro (+8,8%) e superando il polietilene.

Paolo Arcelli, direttore di Plastic Consult, ha spiegato che il successo dell’R-Pet è trainato dalla direttiva europea SUP (Single-Use Plastics), che impone obblighi specifici sul contenuto di materiale riciclato per le bottiglie per bevande. Per altri polimeri importanti, come il polietilene flessibile e rigido, obblighi simili arriveranno soltanto nel 2030, lasciando campo libero alla concorrenza sleale.

Tuttavia, anche la crescita dell’R-Pet dovrà affrontare nuove sfide. Arcelli ha avvertito che la Commissione europea ha chiarito un punto cruciale per il futuro: ai fini della rendicontazione per gli obiettivi europei, sarà valido solo il materiale riciclato proveniente da rifiuti post-consumo generati e trattati all’interno dell’Unione Europea. Questa specifica cambierà profondamente gli equilibri del mercato a partire dal biennio 2026-2027.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome