NAPOLI – Faida nel quartiere Bagnoli: i carabinieri eseguono una ordinanza di custodia cautelare per Ciro Pauciullo, 40 anni, accusato dell’omicidio di Rodolfo Zinco a Cavalleggeri d’Aosta nel 2015. Secondo gli investigatori, l’agguato avrebbe permesso al gruppo dell’ex boss Alessandro Giannelli di prendere il pieno controllo di Bagnoli. Riavvolgiamo il nastro.
L’indagine a undici anni dall’omicidio. All’alba di ieri i militari del Nucleo Investigativo di Napoli hanno chiuso il cerchio sull’omicidio di Zinco, noto come ’o gemello, assassinato il 22 aprile del 2015 a Cavalleggeri. Arrestato Ciro Pauciullo. Gli investigatori dell’Arma hanno esaminato a lungo il suo profilo: è il nipote di Salvatore Cutolo, detto “Borotalco” (referente storico della zona della ‘44’ in via Marco Aurelio). L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, contesta a Pauciullo i reati di omicidio premeditato e porto illegale d’armi, con l’aggravante del metodo mafioso.
Dietro la morte di Zinco non c’era uno sgarro isolato, ma una precisa strategia di espansione territoriale. Zinco era più di un problema per il gruppo di Bagnoli. Le sue mire si scontrarono frontalmente con l’ascesa di Alessandro Giannelli, che nel frattempo aveva occupato l’area flegrea.
Se i mandanti e gli organizzatori logistici del delitto erano già stati condannati in via definitiva (ergastolo per il boss pentito Alessandro Giannelli e 30 anni a Patrizio Allard), l’inchiesta odierna va a colpire il braccio armato. A parlare di Pauciullo sono state le intercettazioni ambientali incrociate con i verbali dei collaboratori di giustizia. Decisiva, in particolare, è stata la ricostruzione fornita da Gennaro Carrà, ex numero due del clan Cutolo.
Carrà ha descritto un summit di due settimane per pianificare l’agguato. “Giannelli era favorevole perché doveva dividere con Zinco al 50% i proventi di Cavalleggeri, Bagnoli e Agnano, e riteneva che non si comportasse bene. Gli esecutori materiali furono Ciro Pauciullo e Patrizio Allard”. Il giorno del delitto, Zinco fu attirato in una trappola fuori da un bar. Secondo i racconti dei pentiti, Giannelli si intrattenne a parlare con la vittima per poi allontanarsi bruscamente all’arrivo dell’auto guidata da Allard.
Zinco, intuito il pericolo alla vista di Pauciullo che scendeva dalla vettura a volto coperto e armato, tentò una fuga disperata in un vicolo verso casa, ma fu inseguito e raggiunto da quattro colpi di pistola, di cui due alla schiena e uno fatale alla testa. Un altro andò a vuoto.
Con l’arresto di ieri si chiude così uno dei capitoli più cruenti della faida della zona occidentale di Napoli, una scia di sangue durata oltre una decade e risolta grazie alle crepe sempre più profonde nell’omertà dei clan flegrei.












