NAPOLI – La mappa geopolitica della camorra nella periferia occidentale di Napoli viene completamente azzerata. Lo smantellamento simultaneo dei tre storici pilastri della criminalità locale — i clan Troncone, Giannelli ed Esposito — ha fatto piombare l’intera area flegrea in uno stato di fibrillazione permanente. Dopo una lunghissima stagione di egemonia incontrastata, la controffensiva dello Stato ha inferto colpi letali ai vertici dei cartelli tradizionali, lasciando sul territorio un pericoloso vuoto di potere.
A far tremare le fondamenta della malavita flegrea e, di riflesso, la potente Alleanza di Secondigliano, è la scelta del boss Alessandro Giannelli di saltare il fosso e collaborare con la giustizia. Una decisione che si somma al regime di carcere duro a cui sono stati sottoposti gli altri due capiclan storici, Vitale Troncone e Massimiliano Esposito. Secondo gli investigatori, con lo scacco matto ai padrini, il nevralgico rione Cavalleggeri d’Aosta si ritrova oggi privo di una leadership definita.
È proprio in questa terra di nessuno, tra i palazzoni dell’edilizia popolare, che gli investigatori registrano le manovre più aggressive. Ad avanzare per occupare le caselle vuote è la coalizione emergente formata dai gruppi Scodellaro e Iadonisi, arroccati nel fortino del rione Lauro. Un asse inedito nato proprio dal ribaltamento delle vecchie alleanze: se un tempo gli Scodellaro camminavano fianco a fianco con i Troncone, oggi la rottura è totale e l’obiettivo comune è l’abbattimento di quello che resta del gruppo di Fuorigrotta.
Le prime crepe nella stabilità criminale erano già emerse nelle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia. Dalle intercettazioni del settembre 2022 era emerso come Giannelli, nonostante la detenzione a Voghera, fosse in contatto con Luigi Carella (noto come Gigino ’a Gallina), ritenuto dagli inquirenti un esponente dei Licciardi della Masseria Cardone, nel tentativo di mediare e spegnere le prime faide.
Quei fragili equilibri sono ormai storia passata. Oggi l’isolamento dei Troncone a Fuorigrotta è aggravato dalla pressione militare esercitata dagli Esposito di Bagnoli e dalle ambizioni delle nuove leve di via Campegna. Gli esperti dell’antimafia descrivono uno scenario fluido e ad altissima tensione: i confini dello scontro rischiano di allargarsi rapidamente per effetto domino, trascinando in una nuova guerra i network logistici e le “paranze” di Soccavo, Pianura e del Rione Traiano.









