Dopo mesi complessi con la Juventus, Jonathan David ha ritrovato la sua forma migliore con la maglia del Canada. L’attaccante è stato protagonista assoluto nella partita contro il Qatar, diventando il capocannoniere provvisorio del Mondiale.
La sua prestazione ha segnato una netta inversione di tendenza rispetto a una stagione in cui ha realizzato solo 6 gol in campionato e 2 in Champions League. Contro il Qatar, ha realizzato una tripletta, mostrando tutto il suo talento. Il primo gol, in particolare, è stato di pregevole fattura: su un tiro deviato di Buchanan, David ha eseguito una rapida rotazione su se stesso per poi calciare al volo.
Il commissario tecnico del Canada, Jesse Marsch, aveva anticipato la sua esplosione, mostrando grande fiducia nelle sue capacità. “Nelle grandi partite, vogliamo che lui segni e segnerà… e quando segnerà, non si fermerà”, aveva dichiarato il tecnico prima della partita, dimostrando una fiducia che ha dato i suoi frutti.
Con questa impresa, David ha scritto una pagina di storia. È diventato il primo giocatore della Juventus a segnare una tripletta in una fase finale della Coppa del Mondo a 44 anni di distanza da Paolo Rossi, che realizzò tre gol contro il Brasile nel 1982.
La sua giornata, però, non è stata solo di gioia. L’attaccante è apparso profondamente scosso per il grave infortunio subito dal compagno di squadra Ismael Koné, coprendosi il volto con la maglia in un momento di grande commozione. Questo lato umano ricorda altri momenti complessi della sua vita, come la dedica alla madre Rose, scomparsa nel 2019.
Nonostante le recenti difficoltà, il talento di David non è mai stato in discussione. Prima del suo arrivo a Torino, aveva segnato oltre 180 gol in carriera, posizionandosi come secondo marcatore mondiale tra i nati negli anni Duemila, dietro solo a Erling Haaland. È anche il miglior marcatore di sempre della nazionale canadese.
La sua performance al Mondiale ha riacceso il dibattito sul suo utilizzo tattico. Mentre Luciano Spalletti ha affermato che David soffre se gli si gioca palla addosso, preferendo un gioco più pulito, il suo ct Marsch lo ha definito “il giocatore più intelligente che abbia mai allenato”. Questa differenza di vedute potrebbe spiegare le sue diverse prestazioni tra club e nazionale.







