Stroppa: “Venezia, non siamo il Como. Ora la Serie A”

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Cronache sport calcio
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Giovanni Stroppa, tecnico del neopromosso Venezia, ha tracciato la rotta per la prossima stagione in Serie A, mettendo in chiaro la sua identità di allenatore e quella della sua squadra. Dopo aver conquistato la sua quarta promozione dalla B alla A, ha respinto con fermezza l’etichetta di “Mister promozione”.

“Perdona la mia presunzione, ma io non devo dimostrare niente. È una vita che sono sul marciapiede”, ha affermato Stroppa. “Non alleno in base alla categoria. Credo di fare al meglio quello che so fare e per me parlano i numeri dei miei ultimi dieci anni, che sono indiscutibili”.

Alla base dei suoi successi c’è un’idea di calcio precisa, che non cambia con il salto di categoria. “Il Venezia, e di conseguenza Giovanni Stroppa, non hanno categoria”, ha dichiarato, facendo sua una frase del direttore Filippo Antonelli. La sua filosofia punta a un gioco offensivo, come mostrato in Serie B, ma sempre con un occhio di riguardo alla stabilità. “Le mie squadre hanno sempre avuto equilibrio tra fase offensiva e difensiva. Anche qui, parlano i numeri”.

Il successo del Venezia non è legato a un singolo, ma alla forza del collettivo. “Tutti sono stati protagonisti, e la differenza l’ha fatta soprattutto chi ha giocato di meno”, ha spiegato l’allenatore, sottolineando come ogni giocatore della rosa sia migliorato nel corso della stagione.

Per affrontare la Serie A, la strategia è chiara: “Bisogna fare gli innesti giusti su una base già solida”. Stroppa ha evidenziato le differenze del massimo campionato, dove “ci sono conoscenze individuali più profonde e motori più potenti”. La chiave sarà quindi “concedere meno e commettere meno errori”.

Il tecnico ha poi segnato una netta distanza dal modello Como, un’altra neopromossa dalle grandi ambizioni. “Noi non siamo il Como, siamo proprio diversi. Dobbiamo scordarci di poter competere con chi ha speso quello che ha speso il Como, altrimenti ci diamo aspettative fuorvianti”.

Il progetto del Venezia poggia su basi differenti, focalizzate su una crescita sostenibile. “C’è una squadra da migliorare, un centro sportivo in evoluzione e uno stadio in costruzione. Ci vuole equilibrio”.

Ampliando lo sguardo al calcio italiano, Stroppa ha ribadito la sua critica ai settori giovanili. “Si lavora molto male. Non ci sono le competenze, le risorse e gli istruttori spesso lavorano per se stessi e non per far crescere i ragazzi”.

Infine, una riflessione personale. Riguardo al suo passato sogno di allenare il Milan, ha commentato con dispiacere la situazione attuale del club rossonero, ma ha riaffermato con forza il suo legame con la realtà lagunare. “Essere a Venezia in questo momento rappresenta un onore. Mi sento veneziano al cento per cento. Se non arrivasse un’altra opportunità, io qui sto da dio per ciò che stiamo costruendo”.

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