Akanji dal Mondiale: “L’Inter è una scuola per me”

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Cronache sport calcio
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Manuel Akanji sta vivendo un Mondiale da protagonista con la maglia della Svizzera, ma il filo con il mondo Inter rimane teso e costante. Il difensore ha elevato il suo livello di gioco nel momento del bisogno, confermandosi un punto fermo per la sua nazionale.

Curiosamente, ha scoperto del rinnovo contrattuale del suo allenatore, Christian Chivu, solo parlando con i giornalisti dopo una partita. “Ah, che bella notizia!”, ha commentato con un misto di stupore e felicità prima di salire sul pullman della squadra.

L’apprezzamento per il tecnico è profondo. “Chivu mi ha fatto evolvere e mi ha reso un giocatore migliore, più completo”, ha spiegato Akanji. “L’Inter è una grande scuola, un’università che ti fa crescere sotto diversi aspetti. Sono molto grato a chi mi ha voluto e contento di restare per vincere ancora con questo allenatore”.

La sua crescita è stata anche tattica, con l’adattamento a un sistema di gioco diverso da quello a cui era abituato. “Non avevo sperimentato spesso la difesa a tre a livello di club, ma all’Inter ho dovuto conoscere meglio la posizione e lavorare con nuovi compagni. Ora ragiono in modo diverso nelle varie situazioni e saprei cosa fare anche in una linea a cinque”.

Interrogato sul valore aggiunto di Chivu, anche rispetto a tecnici come Guardiola avuto al Manchester City, Akanji ha le idee chiare. “Capisce molto bene i giocatori perché è stato lui stesso un calciatore di altissimo livello. Ha vissuto le nostre stesse situazioni, ha vinto tanto con l’Inter e sa di cosa ha bisogno il club”.

Ha poi aggiunto: “È un allenatore molto comunicativo ed empatico, parla spesso con noi ed è disposto ad ascoltarci. Questo crea un ottimo rapporto con tutto il gruppo”.

Il legame con i compagni nerazzurri prosegue anche a distanza. “Per ora ho parlato soprattutto con Dumfries e Calhanoglu. Sono sicuro che sentirò anche gli altri, siamo davvero un buon gruppo e ci rivedremo tutti insieme a San Siro”.

A proposito di stadi, dopo aver giocato al SoFi di Los Angeles, tempio del football americano di cui è grande appassionato, il giudizio è netto. “Come esperienza complessiva, è il miglior stadio in cui abbia mai giocato. Ma se parliamo esclusivamente di calcio, giocare a San Siro non ha uguali, resta una sensazione incredibile”.

Dopo la vittoria contro la Bosnia, il percorso della Svizzera ha preso una nuova direzione. “Era importante reagire dopo il pareggio col Qatar e le discussioni dei media. La risposta l’abbiamo data in campo”, ha affermato. “La nostra vera forza è il collettivo. Lottando insieme possiamo battere chiunque”.

Infine, una nota critica sulle nuove pause introdotte durante le partite. “Non sono un grande fan dell’hydration break. Capisco le ragioni commerciali, ma da calciatore penso che tolga ritmo alla partita. Può aiutare una squadra in difficoltà e interrompere il momento favorevole di un’altra”.

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