Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. La sua elezione segna l’inizio di un nuovo capitolo per il calcio italiano, un ambiente che ha descritto come profondamente depresso e bisognoso di una scossa decisa per uscire da una fase di stallo. Nella sua prima conferenza stampa, Malagò ha delineato con chiarezza le sfide e le ambizioni del suo mandato.
Il numero uno del Coni ha definito la sua accettazione dell’incarico come “un fatto di amore e di follia lucida”, sottolineando come la decisione non sia nata da un’ambizione personale. “Non è stata una mia idea, sono stato coinvolto”, ha spiegato, lasciando intendere di aver risposto a una chiamata per il bene di un sistema in difficoltà. Questa scelta rappresenta un impegno totale per tentare di risollevare le sorti della Federcalcio.
Il programma di Malagò si fonda su tre pilastri, che ha definito le sue “stelle polari”. Il primo obiettivo è “compattare la squadra”, un riferimento non solo al gruppo della Nazionale, ma all’intero consiglio federale e alle sue componenti, che recenti eventi hanno mostrato essere frammentate e caratterizzate da forti personalismi. L’unità interna è vista come la base indispensabile per ogni azione futura.
Il secondo punto cardine è lo sviluppo di un “progetto tecnico” solido e a lungo termine, che possa dare una visione chiara al movimento. Questo implica una riflessione strategica che va oltre la Nazionale maggiore, per abbracciare i settori giovanili, la formazione dei tecnici e la competitività dei campionati.
Infine, la terza priorità consiste nel “riallacciare un rapporto con la politica”. Malagò ha evidenziato la necessità di un dialogo costruttivo con le istituzioni governative per affrontare le grandi questioni sistemiche, a partire da quella delle infrastrutture sportive. Un primo passo concreto sarà l’incontro con il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il cui messaggio di congratulazioni è stato tra i primi a essere ricevuti.
Tra le questioni più urgenti sul tavolo c’è la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Malagò ha posto un paletto chiaro: “A prescindere dal suo identikit, deve abbracciare questa avventura in tutto e per tutto”. Tuttavia, ha subito ancorato la decisione alla realtà economica: “Prima bisogna guardare al bilancio”. La sua prima azione da presidente è stata proprio quella di recarsi in Federazione per analizzare la situazione contabile, un segnale di pragmatismo che caratterizzerà il suo mandato.
Un altro tema cruciale è l’organizzazione di Euro 2032, assegnato a Italia e Turchia. “È una sfida nella sfida”, ha affermato Malagò, rivelando di aver già avuto contatti con il presidente UEFA, Aleksander Čeferin, e di aver ricevuto messaggi dal presidente FIFA, Gianni Infantino. Il compito principale sarà individuare i cinque stadi italiani che ospiteranno il torneo, un processo che richiederà investimenti e un’efficace collaborazione con il governo.
Il neopresidente ha concluso con una riflessione sulla situazione ereditata, ricordando le dimissioni del suo predecessore. “Se dopo un anno il presidente eletto con il 98% si dimette, vuol dire che la situazione è ingessata”, ha commentato. “Se non si cambia, qualcuno ci metterà in condizione di cambiare”. Un monito che suona come una promessa: il suo mandato sarà all’insegna di riforme strutturali per evitare che il calcio italiano rimanga prigioniero dell’immobilismo.









