Conclusa la competizione elettorale, per Giovanni Malagò si apre una nuova e complessa fase. La presidenza della Federcalcio rappresenta una sfida diversa rispetto alla guida del Coni, data la natura travagliata e depressa del mondo del pallone, che richiede un approccio specifico e deciso.
Il calcio italiano sta infatti attraversando la crisi più profonda dal dopoguerra, una situazione che impone di agire con urgenza per evitare di scivolare nell’irrilevanza a livello internazionale. Il tempo per le attese è finito e le prossime decisioni saranno cruciali.
Le prime scelte improrogabili riguardano le figure chiave della guida tecnica. Le nomine del commissario tecnico e del direttore tecnico dovranno essere definite nel giro di poche settimane per dare un nuovo indirizzo alle Nazionali.
I nomi più accreditati sono quelli di Antonio Conte per la panchina e di Paolo Maldini per il ruolo di direttore tecnico. Entrambi sono considerati candidati ideali per la missione richiesta: riportare l’Italia a competere ai massimi livelli. La loro esperienza e il loro carisma sarebbero fondamentali per la crescita dei giocatori più giovani e come guida per i veterani, grazie a carriere costellate di successi.
Sebbene sia stato sollevato il tema del bilancio come possibile ostacolo, l’orientamento sembra essere quello di dare priorità alla scelta delle figure giuste, per poi definire il percorso economico più sostenibile.
Oltre alle nomine, il programma di Malagò prevede un vasto piano di riforme strutturali per rilanciare il calcio professionistico. Una delle priorità sarà il recupero delle risorse che il settore genera, come il ritorno di una percentuale degli introiti derivanti dalle scommesse sportive.
Si è discusso anche di introdurre sostegni fiscali mirati, sul modello di quanto già avviene in altri comparti produttivi, come il tax credit per gli investimenti nei settori giovanili. Un altro capitolo fondamentale riguarda le infrastrutture, con la necessità di ammodernare gli stadi per portarli agli standard europei, un ambito in cui l’Italia sconta un grave ritardo.
Realizzare questi provvedimenti in un arco di tempo limitato rappresenterà una sfida enorme, che richiederà la capacità di fare sistema con tutte le componenti del calcio italiano.
La gravità della situazione attuale, tuttavia, potrebbe rivelarsi un fattore decisivo per accelerare il cambiamento. Il recente fallimento nella qualificazione mondiale ha evidenziato quanto il calcio italiano sia vicino a perdere la sua rilevanza, una condizione da cui nessuno trarrebbe vantaggio.
Per invertire la rotta, è indispensabile recuperare credibilità attraverso scelte serie, virtuose e sostenibili anche dal punto di vista economico. L’urgenza di agire è ormai palese e non sono più ammessi rinvii, nella speranza che il calcio nazionale possa finalmente ritrovare la strada per difendere una delle passioni più radicate nella storia del Paese.






