Casapesenna, estorsioni agli ambulanti nel feudo degli Zagaria

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Carlo Bianco e Giuseppe Granata
Carlo Bianco e Giuseppe Granata

CASAPESENNA – Non solo ai negozianti, non solo alle imprese. Il pizzo, nell’agro aversano, viene chiesto anche ai mercatari. È uno degli spaccati emersi dalla recente inchiesta sulla fazione Zagaria. I carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta apprendono, ascoltando alcuni indagati, che ci sarebbero state pretese di denaro o agli ambulanti del mercato da parte di un uomo di San Cipriano d’Aversa.

La vicenda viene richiamata dai militari dell’Arma come esempio della capacità del gruppo Zagaria di monitorare il territorio. Non solo per individuare possibili vittime di taglieggiamenti, ma anche per impedire sconfinamenti di altri soggetti criminali e prevenire attività di controllo delle forze dell’ordine. Un metodo che, secondo gli investigatori, affonda le radici negli anni della latitanza di Michele Zagaria, quando ogni volto nuovo, ogni auto e ogni movimento sospetto venivano tenuti sotto osservazione.

A parlare del caso, in un dialogo captato dagli investigatori, sarebbe Carlo Bianco, che si confronta con Giuseppe Granata, entrambi ritenuti dalla Dda di Napoli esponenti di rilievo della cosca di Casapesenna. Bianco riferisce quanto appreso da un soggetto indicato come ‘Poluccio’, detto anche ‘Freddy Moon’, considerato dagli investigatori una sorta di referente sul posto, incaricato di vigilare su una porzione del territorio.

Proprio lui avrebbe segnalato la presenza di ‘Pasqualino’, proveniente da San Cipriano d’Aversa, che avrebbe fatto il giro delle bancarelle per riscuotere denaro dai mercatari, anche durante il mercatino che si svolgeva più volte alla settimana a Casapesenna. Per i carabinieri, la reazione attribuita a Bianco è significativa: l’indicazione sarebbe stata quella di intervenire subito, “acchiappare” il soggetto e intimargli di tornare a San Cipriano, perché quella non era la sua zona.

Non un dettaglio marginale, ma un passaggio ritenuto utile a dimostrare la logica del controllo: nel “feudo degli Zagaria”, secondo l’accusa, nessuno poteva compiere attività illecite senza autorizzazione o senza essere notato. Nella stessa conversazione emerge anche un altro episodio: ‘Poluccio’ avrebbe riferito a Bianco della presenza di una donna arrivata da Napoli, che si sarebbe prostituita nella zona per conto di due fratelli di Casale. Anche in questo caso, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Bianco avrebbe disposto l’intervento del suo uomo sul territorio, chiedendo di allontanare la donna e di farle capire che quell’attività non poteva essere svolta lì.

I due episodi, la richiesta di pizzo ai mercatari e la gestione della presenza della prostituta, non oggetto di contestazione, vengono dunque letti dai carabinieri come tasselli dello stesso sistema: una rete capillare di controllo, capace di intercettare presenze estranee, attività economiche da colpire, movimenti sospetti e iniziative criminali non riconducibili al gruppo. Questo spaccato fa parte della complessa indagine coordinata dai pm della Dda di Napoli Maurizio Giordano e Andrea Mancuso sul gruppo Zagaria, che ha coinvolto complessivamente 43 persone. Tra gli indagati figurano anche Carlo Bianco e Giuseppe Granata. Non compaiono invece tra gli inquisiti né il sanciprianese che avrebbe chiesto il pizzo ai mercatari né il soggetto che avrebbe avvertito Bianco degli episodi.

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