Prandelli: il calcio italiano ha sprecato 12 anni

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Cronache sport calcio
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Cesare Prandelli ha analizzato la profonda crisi del calcio italiano, a dodici anni di distanza dall’ultima apparizione della Nazionale a un Mondiale, datata 24 giugno 2014. Secondo l’ex commissario tecnico, questo lungo periodo è trascorso invano, senza che siano state intraprese le riforme strutturali necessarie per evitare il declino.

Prandelli ha ricordato una sua proposta presentata alla Federazione già nel 2013, prima dei Mondiali in Brasile. Il progetto mirava a risolvere il problema dei giovani talenti che, terminato il percorso con l’Under 21, faticano a trovare spazio nei club e si perdono, non essendo ancora pronti per la Nazionale maggiore.

La soluzione proposta era la creazione di una Nazionale Under 23, una sorta di “Italia Futuro”, da iscrivere al campionato di Serie C. Questa squadra, finanziata interamente dalla Federazione, avrebbe accolto per due anni i giocatori non utilizzati dai rispettivi club, garantendo loro continuità di impiego e un percorso di crescita monitorato.

Nonostante l’interesse iniziale, l’idea ha incontrato la ferma opposizione della “politica del pallone”. I presidenti dei club si sono mostrati contrari, motivando la loro scelta con la presunta convenienza economica di acquistare giovani calciatori all’estero, una tesi contestata da Prandelli.

L’ex ct ha descritto un muro di burocrazia e pretesti, con obiezioni legate a statuti federali modificabili e alla presunta mancanza di strutture, nonostante la disponibilità di centri come Coverciano. “Un ct deve fare il ct”, gli fu risposto, interpretando la sua iniziativa come un’invasione di campo.

Il progetto non avrebbe giovato solo ai calciatori. Creando una struttura federale dedicata, si sarebbero formati anche tecnici specializzati nel lavoro con i giovani, figure di riferimento umano e professionale in grado di seguire i ragazzi per un lungo periodo, replicando il modello che ha portato ai successi del passato con allenatori federali come Bearzot e Vicini.

L’analisi di Prandelli si è estesa poi alle carenze del calcio italiano attuale. Secondo l’ex tecnico, al nostro gioco mancano velocità, verticalità e imprevedibilità, elementi chiave nel football moderno. Le squadre sono troppo “organizzate” e “disciplinate”, ma i giocatori rallentano il pensiero e l’azione, diventando prevedibili.

Manca la libertà di inventare e la capacità di risolvere i problemi in autonomia, caratteristiche che un tempo derivavano dalla forte personalità dei singoli. In assenza di un progetto comune tra Federazione e Lega, Prandelli ha avvertito che, senza un’inversione di rotta, anche il prossimo commissario tecnico affronterà gli stessi problemi, trovandosi senza giocatori adeguati per competere ai massimi livelli.

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