Il nuovo corso della FIGC guidato da Giovanni Malagò ha messo al centro del suo programma la creazione di un direttore tecnico, una figura federale con poteri straordinari. L’iniziativa, sollecitata dall’Assocalciatori, è stata immediatamente sposata dal neopresidente, che ha individuato in Paolo Maldini il candidato ideale per questo ruolo strategico.
Nonostante siano circolate indiscrezioni su una sua possibile rinuncia, la trattativa è ancora in una fase preliminare. Malagò non ha ancora formalizzato una proposta, ma ha fornito all’ex capitano del Milan le prime rassicurazioni sulla centralità e l’autonomia dell’incarico, placando le sue perplessità iniziali.
L’ipotesi sul tavolo è di affidare a Maldini un doppio ruolo: presidente del Club Italia e direttore tecnico. Se accettasse, avrebbe un’influenza decisiva a livello federale. La sua autorità si estenderebbe alla scelta del commissario tecnico della Nazionale maggiore, ma anche alla gestione dell’intera filiera di allenatori delle Nazionali giovanili e della squadra femminile.
Questo modello operativo garantirebbe al Club Italia una maggiore indipendenza dalla struttura federale, trasformando Maldini nel principale punto di riferimento per l’area tecnica e nel raccordo tra dirigenza, staff e giocatori. Si tratterebbe di un salto di qualità rispetto ai ruoli, seppur importanti, ricoperti in passato da altre leggende azzurre.
Malagò ha sottolineato la bontà di questa scelta: “Affidare il Club Italia a qualcuno che ha fatto il calciatore è una scelta bella e coraggiosa. Fare un passo indietro è un bel segnale”. L’obiettivo è dotare la Nazionale dei migliori strumenti per tornare ai vertici del calcio mondiale, delegando le decisioni tecniche a chi ha un’esperienza diretta sul campo.
Una volta compresa la reale portata del suo potenziale compito, Maldini si è mostrato più aperto a considerare l’offerta. L’ultimo nodo da sciogliere riguarda l’aspetto economico, che dovrà essere adeguato all’importanza dell’impegno. I margini per trovare un’intesa esistono, con Malagò che ha investito la propria credibilità nel progetto, appellandosi anche all’attaccamento alla maglia azzurra che ha sempre contraddistinto la carriera di Paolo Maldini.







